Giovane lucano condannato in India
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
Angelo Falcone è stato reputato colpevole di traffico di stupefacenti e condannato a 10 anni di reclusione. In carcere ha contratto l’epatite ed è ridotto pelle ed ossa. La battaglia del padre.
Un commento secco: «22 agosto. Condanna. È arrivata come un macigno. Dieci anni». Si tratta della frase inserita alle 10.09 di ieri sul suo blog da Giovanni Falcone, il padre di Ang elo, il ragazzo di 27 anni in carcere in India, nella città di Mandi, dal 10 marzo del 2007, con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Un’accusa pesante cui ha dato credito il giudice del tribunale del Paese asiatico condannando alla non lieve detenzione il giovane connazionale ed il suo amico Simone Nobili, con cui era in vacanza nello stato dell’Himachal Pradesh all’epoca dei fatti. Ma ogni addebito è sempre stato respinto da parte dei due ragazzi che hanno proclamato costantemente la loro innocenza. Evidentemente, la magistratura dell’India ha preso per buona solamente la versione della polizia locale, che ha sostenuto di aver sorpreso i due italiani con
18 chilogrammi di hashish nel taxi che li accompagnava all’aeroporto per il loro ritorno in Italia. Meno credito è stato dato alla descrizione dei fatti ribadita dai due connazionali e anche da alcuni testimoni. Connazionali e testi che hanno sostenuto di essere stati perquisiti nella casa dove alloggiavano e che nel corso della perquisizione non fu trovato alcunché. Accompagnati negli uffici di polizia, però, ai due italiani fu fatto firmare un documento in lingua hindi, che loro non conoscevano. Il tutto avvenne senza la presenza di un interprete e di un avvocato. Documento in cui, con loro sorpresa, hanno attestato la versione dei poliziotti.
Non poteva essere diversamente, la notizia della condanna ha fatto subito il giro di Rotondella, dove Giovanni è nato e dove è tornato a vivere dopo il suo pensionamento dall’Arma dei carabinieri. Giovanni, in questi 17 mesi di carcerazione del figlio, è riuscito a far diventare “nazionale” un caso che sarebbe stato dimenticato come quelli degli altri tremila connazionali detenuti all’estero. Non si è dato pace e non si è risparmiato. La voglia di parlare, tuttavia, non è tanta ma questo genitore disperato non ha alcuna intenzione di mollare: «Ho sentito per pochi minuti Angelo. Era abbattuto, eppure con tanta voglia di andare avanti. La cosa grave è che già domani lo trasferiranno in un altro carcere. A Mandi si era abituato ed era conosciuto. Cosa succederà adesso?».
Ancora una breve considerazione. «L’ambasciata mi ha telefonato e mi ha fatto sapere che sarà proposto appello con nuovi avvocati. Io credo ad Angelo e Simone. Ho grande fiducia in loro. Sono innocenti. È stata tutta una montatura a loro carico. Mi sono sentito anche con la mia ex moglie (la madre di Angelo, ndr) che vive a Piacenza. Siamo addolorati. Ma, vogliamo continuare a combattere per nostro figlio. Il fatto è che siamo stati abbandonati prima di tutto dalle istituzioni religiose. Non avevo chiesto nulla. Avevo chiesto solo di pregare per la libertà di Angelo. E le istituzioni statali non si sono mosse a dovere. Occorreva stabilire accordi bilaterali con l’India sulla possibilità di scontare in Italia un’eventuale condanna. Io non mi fermerò. Ringrazio quanto mi sono stati vicini e non mi hanno fatto mai mancare la loro solidarietà».
Angelo si è sempre detto innocente
Una storia che lascia attoniti, almeno così come viene raccontata dai suoi protagonisti. Nel dicembre 2007, Angelo Falcone e Simone Nobili, scrissero una lettera indirizzata ai giornali italiani: «Da nove mesi – facevano notare – siamo prigionieri, accusati di traffico di droga. Siamo incensurati, residenti a Bobbio, in provincia di Piacenza. All’inizio del 2007 siamo andati in India, in vacanza. A Mandi, ospiti di un indiano che ci ha invitato nel suo villaggio. Il 9 marzo la polizia ha fatto irruzione. Non ha trovato niente. Ci hanno portati in caserma: abbiamo chiesto invano di poter contattare l’ambasciata e ci è stato detto che alloggiavamo illegalmente da privati. Con violenza abbiamo firmato una dichiarazione in hindi; il giorno dopo abbiamo capito che da essa risultava che eravamo stati fermati ad un posto di blocco in auto con due indiani e 18 chilogrammi di hashish. Abbiamo chiesto ai poliziotti perché avevano inventato la storia. Ci hanno risposto che non avevano un mandato per perquisire la casa. La polizia ci ha chiesto se pagavamo 10 lack (20mila euro) a qualche agente compiacente o se volevamo dare soldi ai due indiani per addossarsi la colpa. Speriamo che l’Italia non ci dimentichi. Angelo Falcone Simone Nobile».
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Quasi 300 immigrati arrivati in Sicilia
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
LAMPEDUSA - In due giorni 900 persone sono sbarcate sulle coste siciliane. Dopo i circa 600 di venerdì in quattro arrivi, nella notte e nelle prime ore della mattinata ci sono stati altri due sbarchi.
DUE SBARCHI – Un peschereccio con a bordo 245 extracomunitari, tra cui nove bambini e 25 donne, è stato intercettato in nottata a 60 miglia a est di Portopalo di capo Passero da un’unità della Guardia di finanza. L’imbarcazione è stata scortata fino al porto di Siracusa. Gli extracomunitari sono in gran parte di nazionalità eritrea. Un altro barcone con 45 migranti, tra cui otto donne, è invece approdato intorno alle 2 di notte nel porto di Lampedusa. Un altro gommone è stato avvistato da un aereo della Marina militare a 40 miglia a sud di Lampedusa: a bordo ci sarebbero una sessantina di persone. Sul posto si sta recando una motovedetta della Guardia costiera. SARDEGNA - Nella notte i carabinieri hanno bloccato nove algerini nel poligono militare di capo Teulada dopo lo sbarco a cala Piombo. La loro barca era stata notata dall’equipaggio di un peschereccio. È possibile che alcuni siano riusciti a dileguarsi. Una barca con altri quindici immigrati a bordo, invece, era stata intercettata verso le 18 di venerdì dalla Guardia di finanza a circa 40 miglia da capo Teulada. Tutti sono stati accompagnati nel centro di accoglienza di Elmas.
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Ortofrutta, Bankitalia: “Da campo a tavola rincari fino al 200%”
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
Il prezzo dei prodotti ortofrutticoli compie un balzo del 200% nel percorso che va dal campo di raccolta alla tavola del consumatore finale. Il dato emerge da uno studio della Banca d’Italia che punta il dito contro la struttura dei mercati all’ingrosso italiani: vecchi, frammentati, scarsamente informatizzati e con orari di apertura poco flessibili che ostacolano lo sviluppo della concorrenza. “Nel corso degli ultimi tre anni – spiega la ricerca – con riferimento a un paniere di prodotti orticoli costruito in modo omogeneo, la differenza tra il prezzo alla produzione e quello all’ingrosso risulta in Italia superiore al 100%, contro un valore mediamente del 60% in Spagna e in Francia”.
Ricari del 200% L’analisi di Palazzo Koch mette in luce un dato preoccupante: “In questa fase per l’Italia – si legge nello studio – utilizzando i dati dell’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), si osserva un incremento medio di prezzo superiore al 50%; nel complesso, dal produttore al consumatore, il ricarico totale del comparto è mediamente del 200%”. È la struttura della filiera a determinare il prezzo ultimo: più essa è lunga, più caro sarà il bene acquistato dal consumatore finale. L’indagine, che si avvale anche dei risultati di uno studio dell’Antitrust, sottolinea come il ricarico risulti inferiore all’80% “nel caso di filiere cortissime (passaggio diretto dal produttore al venditore)” ma “prossimo al 300% nei casi in cui siano presenti 3 o 4 intermediari oltre al produttore e al distributore finale”.
I mercati generali Sotto accusa finisce anche la struttura dei mercato all’ingrosso italiano che “si caratterizza ancora per la presenza di una moltitudine di strutture di piccola dimensione. A fronte dei 19 mercati all’ingrosso esistenti in Francia e dei 23 in Spagna, in Italia sono presenti quasi 150 strutture”, il 90% delle quali ha “una dimensione pari a meno di un quinto di quella delle realtà minori in Francia e Spagna”. Inoltre in esse si svolge solo il 30% degli scambi, contro il 50 o più per cento di Spagna e Francia.
Vecchi e non informatizzati A ciò va aggiunto che “poco meno della metà delle strutture italiane risale agli anni sessanta e settanta e quasi un terzo è antecedente alla seconda guerra mondiale”. Soprattutto al Sud, “il complesso dei mercati all’ingrosso si presenta insufficiente a trattare un’offerta agricola rilevante, ridistribuendola verso altri mercati di sbocco”. Questo anche perchè la sviluppo di piattaforme distributive interne al mercato è “iniziato in Italia in ritardo rispetto agli altri Paesi europei”. Quasi sempre, poi, “manca un sistema informatico adeguato sia per la rilevazione dei prezzi sia per garantire la tracciabilità dei prodotti”, mentre l’ampliamento degli orari di apertura “che consente di accrescere il grado di concorrenza tra gli operatori, oltre a offrire un maggior servizio all’utenza”, ha trovato sinora “scarsa applicazione” soprattutto al Nord, dove i mercati sono aperti spesso solo la mattina. Fanno eccezione il mercato di Fondi e di Roma, aperti nell’arco di tutta la giornata.
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Kabul, tre italiani feriti. Ma è strage di civili
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
Tre soldati italiani sono rimasti feriti da un’esplosione a nord di Kabul. Le notizie più drammatiche, però, arrivano dall’Afghanistan occidentale dove gli americani sono accusati di aver ucciso 76 civili in un’ondata di bombardamenti.
Ieri mattina, alle 7.20 locali, una piccola colonna del nostro contingente si stava dirigendo fuori dalla capitale. Circa 20 chilometri a nord di Kabul un mezzo è stato investito da un’esplosione nella parte posteriore. Il veicolo coinvolto è un Vm 90, il meno protetto che abbiamo in Afghanistan. Nella parte posteriore è scoperto e ha solo due piastre protettive laterali. La deflagrazione ha ferito leggermente tre soldati. Non è stata forte. Se fosse stata una vera e propria trappola esplosiva non ci sarebbero stati superstiti. «Non è stato un incidente, ma non sappiamo ancora con precisione cosa ha provocato l’esplosione», dichiara al Giornale il tenente Giuseppe Genovesi, portavoce del contingente Italfor a Kabul. Due dei soldati feriti appartengono al 2° reggimento Genio guastatori di Trento, mentre il terzo è un alpino del 9° reggimento dell’Aquila. La missione dei militari era bonificare e far brillare degli esplosivi rinvenuti nella zona. E in un primo momento si pensava che l’esplosione poteva essere collegata. Il tenente Genovesi ha però sottolineato che «il personale non era ancora giunto sul posto della bonifica». La zona a nord di Kabul è relativamente sicura, anche se frequentata da convogli militari diretti alla grande base Usa di Bagram. I soldati italiani coinvolti nell’esplosione viaggiavano su una strada parallella, in un’area rurale. Lo strano attentato, comunque fallito, aumenta l’allarme per le nostre truppe nella capitale, dopo la tragedia dei 10 militari francesi massacrati a sud est di Kabul.
Haroun Mir, una specie di portavoce ufficioso dei servizi segreti afghani, ha denunciato che è oramai iniziata «la strategia di accerchiamento di Kabul» da parte dei talebani. I seguaci di mullah Omar si sono alleati con le cellule di Al Qaida ed i resti dell’Hezbi i Islami di Gulbuddin Hekmatyar. Proprio gli uomini del vetusto signore della guerra afghano sarebbero i principali sospettati dell’agguato ai militari francesi nel distretto di Surobi. I talebani stanno moltiplicando i loro attacchi anche nella province di Wardak e Logwar, ad ovest e sud di Kabul. L’obiettivo finale sarebbe «una marcia sulla capitale», secondo Haroun Mir. Kabul non cadrà nelle mani dei talebani, ma dall’inizio dell’anno sono circa 3400 gli afghani, in gran parte miliziani, uccisi. A questi si aggiungono 178 militari stranieri.
Dall’Afghanistan occidentale, sotto il comando italiano del generale Francesco Arena, sono giunte ieri le notizie più drammatiche, ma contraddittorie. Gli americani sostengono di aver ammazzato 30 pericolosi talebani in un bombardamento. Fra questi sarebbe stato eliminato anche il noto comandante mullah Sadiq. Il governo di Kabul ha invece aperto un’inchiesta denunciando nello stesso attacco la morte di 76 civili. Il ministero degli Interni di Kabul ha emesso un comunicato in cui accusa gli americani di aver massacrato nei raid aerei di ieri mattina e dei giorni scorsi una cinquantina di bambini al di sotto dei 15 anni e 19 donne. «Il ministro dell’Interno – si legge in una nota – ha inviato sul posto una squadra di dieci esperti» per approfondire le informazioni fornite dal capo della polizia dell’Afghanistan occidentale, Akramuddin Yawer, che aveva riferito di quindici abitazioni civili distrutte.
Invece il ministero della Difesa afghano sostiene che gli americani hanno eliminato 25 talebani e 5 civili. Il portavoce militare Usa, colonnello Rumi Nielson-Green, ha smentito la notizia che nei raid siano stati colpiti degli afghani innocenti. L’unico dato certo è che il bombardamento è avvenuto nell’area di Shindad, a sud di Herat, vicino alla spinosa provincia di Farah. Gli americani da settimane stavano conducendo in zona una pesante operazione per snidare gli insorti. Le forze Usa che operano nella zona di Shindad e Farah ricadono nella missione Enduring freedom, di lotta la terrorismo, e non rispondono direttamente al comando Nato di Kabul, bensì a quello di Bagram. E tantomeno al generale Arena responsabile del settore ovest.
Quando questo genere di unità interviene, viene chiesto ai nostri soldati di star fuori dalla sua zona di “caccia”. Per questo motivo dal contingente italiano ad Herat, composto da 1800 uomini, non vengono rilasciate dichiarazioni sulla spinosa notizia dei bombardamenti.
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Roma: turista olandese stuprata dal branco
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
Finiscono male le vacanze romane di una coppia olandese. Il soggiorno si è trasformato in un incubo. I due, marito e moglie, 54 anni lui, 52 lei, stavano attraversando l’Europa in bicicletta e avevano deciso di accamparsi a Ponte Galeria, sulla Portuense, per la notte.
Arancia meccanica nella capitale Poco prima dell’una sono stati aggrediti e rapinati da sconosciuti che dopo aver bastonato l’uomo, hanno violentato la donna. I due sono stati soccorsi dai carabinieri di Ostia e ricoverati al San Camillo, con gravi lesioni. La donna è ancora sotto choc, mentre il marito sta cercando di ricostruire l’aggressione con i carabinieri per poter identificare gli aggressori. Sul fatto indagano i militari del nucleo investigativo di Ostia e della compagnia di Ostia.
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Georgia-Russia: quasi guerra per l’Ossezia
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008
Georgia e Russia sono sull’orlo della guerra a causa dell’Ossezia del sud, la provincia separatista georgiana che gode dell’appoggio di Mosca. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai contendenti un immediato cessate il fuoco, ma ancora nella tarda serata di venerdì era in corso una violentissima battaglia a sud di Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del sud tra i soldati della forza di interposizione russa in Ossezia del sud e l’esercito georgiano. La situazione è delicatissima: secondo il premier russo, Vladimir Putin, si è già «in una situazione di guerra». Il segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, dal canto suo, ha chiesto proprio alla Russia «di porre termine agli attacchi condotti in Georgia con aerei e missili, il rispetto dell’integrità territoriale della Georgia e il ritiro delle forze militari dal territorio georgiano». Intanto il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, si appresta a dichiarare la legge marziale.
L’ATTACCO DELLA GEORGIA – Gli scontri sono iniziati tra gioved’ e venerdì. All’alba di venerdì c’è stato un nuovo attacco georgiano. Il capoluogo sudosseto Tskhinvali è stato bombardato e, secondo il capo dei militari russi della forza di interposizione, «è stato quasi completamente distrutto». Le cifre sulle vittime non hanno conferme ma il presidente dell’Ossezia del sud Eduard Kokoity, ha detto che «i morti sono stati 1.400. Lo abbiamo stimato sulla base delle informazioni fornite dalle famiglie delle vittime»». I russi hanno lanciato raid aerei contro la Georgia. Tbilisi ha dichiarato un cessate il fuoco unilateriale di tre ore (sino alle 16 ora italiana) per l’evacuazione dei civili.
CONTRATTACCO - Il governo russo ha inviato in Sud Ossezia una colonna di carri armati che hanno aperto il fuoco contro le postazioni georgiane in Ossezia del sud. I georgiani hanno dovuto lasciare alcune postazioni a Tskhinvali. Il presidente Saakashvili, ha dichiarato: «I russi sono entrati nel nostro territorio. Ci consideriamo in stato di guerra». Il presidente ha ordinato la mobilitazione generale richiamando anche i riservisti e, in un’intervista alla Cnn, ha chiesto agli Stati Uniti di intervenire: «Non è più solo una questione georgiana. Si tratta dell’America e dei suoi valori. Noi siamo una nazione amante della libertà che ora si trova sotto attacco». Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato i georgiani di aver messo in atto in Sud Ossezia «una pulizia etnica». Il presidente russo Dmitri Medvedev ha poi lanciato una pesante accusa: «I soldati della forza di pace georgiana hanno sparato sui colleghi russi. In Sud Ossezia stanno morendo civili, donne, bambini e anziani russi». Infine, il premier russo, Vladimir Putin, a Pechino per l’apertura dell’Olimpiade, parlando con il presidente americano Bush ha dichiarato che «volontari russi sono pronti a partire per l’Ossezia, e non saremmo in grado di fermarli». A Mosca un centinaio di persone (in gran parte osseti) nel pomeriggio ha manifestato davanti il ministero degli Esteri chiedendo un intervento militare in Ossezia del Sud. È prevista un’altra manifestazione davanti all’ambasciata georgiana.. Il conflitto rischia di ampliarsi con la ritorsione aerea russa sulla città di Gori (dove è nato Stalin). L’altra provincia separatista filorussa dell’Abkhazia è stata «avvertita» da Tbilisi di tenersi fuori da un conflitto che non la riguarda.
COMBATTIMENTI - Nella serata di venerdì il presidente Mikhail Saakasvhili, in un discorso televisivo, ha detto che le truppe di Tblisi «hanno il pieno controllo della capitale dell’Ossezia del sud, Tskhinvali, e di tutti i distretti e delle aree residenziali della regione, ad eccezione del distretto di Java». Saakashvili ha giustificato l’operazione militare come una risposta al «regime criminale» dei separatisti, e per «ripristinare l’ordine». Saakashvili ha definito il raid russo «un’operazione militare su larga scala. Chiedo alla Russia di interrompere i bombardamenti sui pacifici paesi georgiani». Le notizie sulle attività belliche e sul bilancio di vittime e danneggiamenti arrivano in modo frammentario. Tre aerei russi hanno violato lo spazio aereo georgiano lanciando alcune bombe, ha riferito il governo georgiano annunciando alcuni feriti tra i civili. In seguito è stata bombardata anche Gori: secondo la Georgia due aerei russi sarebbero stati abbattuti (nessuna conferma da Mosca). Il bombardamento russo della base aerea di Marneuli ha provocato la morte di tre soldati georgiani. Una caserma a Tskhinvali delle forze d’interposizione russe è stata colpita da colpi di artiglieria e i russi dicono che una decina di loro soldati sono morti e 30 sono stati feriti, oltre a numerose vittime civili. Distrutto l’ospedale principale di Tskhinvali, in fiamme anche l’edificio dell’università.
DIPLOMAZIA - Su richiesta della Russia si è riunito in seduta straordinaria il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York. L’ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno, ha riferito che al momento «il Consiglio di sicurezza non è in grado di esprimere un’opinione sul conflitto». Usa e Gran Bretagna e altri Paesi non hanno votato un documento in cui si chiedeva a entrambe le parti del conflitto di «rinunciare all’uso della forza». L’ambasciatore russo ha commento che la posizione occidentale è «un grave errore di giudizio». L’Unione europea ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità. Il candidato repubblicano alla presidenza Usa, John McCain, ha invitato la Casa Bianca a chiedere una riunione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu che intimi alla Russia di ritirare le proprie truppe dalla Georgia. L’Ocse manderà immediatamente in Georgia il suo inviato speciale. Il presidente georgiano Saakashvili ha parlato per telefono con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, con il segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer. A Tbilisi sono attesi nelle prossime ore i ministri degli Esteri di Svezia e Lituania. L’Unità di cisi della Farnesina, in coordinamento con l’ambasciata italiana a Tbilisi, si è subito attivata per assicurare i contatti con i circa 120 italiani presenti in Georgia.
ECONOMIA - La Borsa russa ha subito pesanti ribassi (6%) e il rublo ha perso l’uno per cento a causa dell’attacco georgiano in Ossezia del sud. «C’è il rischio di una vendita in massa delle azioni sul mercato russo», ha commentato un analista del mercato. Un milione di barili di petrolio al giorno diretti verso occidente sono messi a rischio dal conflitto. L’oleodotto Baku-Ceyhan in funzione da oltre un anno attraversa per 249 chilometri la Georgia ed è l’unico a evitare Iran e Russia per fornire Stati Uniti ed Europa. In Turchia la scorsa settimana un attentato a opera dei curdi del Pkk ha provocato un incendio e l’interruzione del flusso e non sarà ripristinato prima di dieci giorni.
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E’ morto Solzenicyn, svelò il Gulag
Pubblicato da lsmessina su Agosto 23, 2008

È morto
nella notte tra domenica e lunedì Aleksander Solzhenitsyn, scrittore,
drammaturgo e storico russo. Lo hanno indicato le agenzie di stampa russe
citando il figlio Stepan. Aveva 89 anni. Aleksander Solzenicyn, grazie ai suoi
lavori, fece conoscere al mondo i Gulag, i campi di lavoro sovietici, e, per
questo gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura nel 1970.
Fu esiliato dall’Unione Sovietica nel 1974 e ritornò in Russia venti anni
dopo. Lo scrittore è morto nella sua casa nella capitale russa «a seguito di una
grave insufficienza cardiaca» alle 23.45 di domenica orario di Mosca (le 21.45
italiane): lo ha dichiarato suo figlio, citato dalle agenzie di stampa russe.
Solzenicyn rivelò al mondo la realtà del sistema concentrazionario sovietico nei
suoi lavori «Un giorno nella vita di Ivan Denisovic», romanzo scritto nel 1962,
«Il primo cerchio» (1968 ) e «Arcipelago Gulag» (1973). Solzhenitsyn trascorse
sette anni in un campo di lavoro nelle steppe del Kazakistan, poi tre anni al
confino in Asia centrale. Riferirà la sua esperienza del gulag – abbreviazione
sovietica del sistema dei campi di lavoro – in un breve romanzo, «Una giornata
di Ivan Denisovic», la cui pubblicazione venne autorizzata dal segretario del
partito comunista Nikita Kruscev nel 1962, allo scopo di prendere le distanze
dagli abusi del periodo staliniano.
Dopo la deposizione di Kruscev nel 1964, rimase vittima di una campagna di
denigrazione da parte del Kgb e dell’Unione degli scrittori sovietici da cui
venne espulso.
Premio Nobel per la letteratura nel 1970, fu privato della sua cittadinanza nel
1974 ed espulso dall’Unione sovietica. Visse in seguito in Germania, in
Svizzera e quindi negli Stati Uniti, prima di ritornare in Russia nel 1994 dopo
la caduta dell’Urss.
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Due corrieri di droga arrestati alla stazione di Messina dalla Guardia di Finanza
Pubblicato da lsmessina su Agosto 2, 2008
Ancora una partita di droga intercettata alla stazione dalla Guardia di Finanza, con l’ ausilio prezioso delle unità cinofile. Due extracomunitari, il ventiquattrenne Narib Abdellah e il ventitreenne El Messkini Fouad sono stati bloccati mentre cercavano di allontanarsi dal treno a lunga percorrenza “Roma – Siracusa”, a bordo del quale avevano viaggiato con uno zainetto in cui era custodito lo stupefacente: 5 panetti di hashish, per un peso complessivo di oltre mezzo chilo. L’ operazione è scattata all’ alba, nell’ ambito dei servizi di controllo disposti dal Comando provinciale di Messina in concomitanza con il massiccio esodo estivo: in una carrozza del convoglio, i finanzieri hanno notato i due extracomunitari, ancora addormentati nel loro scompartimento, e hanno deciso di procedere a un controllo. Svegliatisi, alla vista dei cani “Opa” e “Sacon”, si sono dati alla fuga, afferrando uno zainetto, ma le fiamme gialle li hanno acciuffati poco dopo e sottoposti a perquisizione. E così è saltata fuori la droga nascosta nel bagaglio e probabilmente destinata al mercato dello spaccio in qualche località della nostra provincia o del catanese. A seguito degli accertamenti, i due immigrati sono risultati clandestini: uno era già stato raggiunto da un decreto di espulsione, emesso nel 2006 dalla questura di Trapani, che era rimasto lettera morta.
“Ancora una volta, decisiva – sottolinea in una nota il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Decio Paparoni – si è dimostrata l’ azione dei cani antidroga in forza alal compagnia di Messina e la sagacia degli uomini delle Fiamme Gialle hanno permesso di scoprire e trarre in arresto due corrieri extracomunitari con il carico di droga leggera”.
I due clandestini sono stati associati alla casa circondariale di Gazzi, dove rimangono a disposizione dell’ Autorità Giudiziaria.
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Sorpresi con un kg di hashish in auto. Fermati due napoletani
Pubblicato da lsmessina su Agosto 2, 2008
Da Napoli avevano deciso di far tappa in Sicilia, e non certo per vacanza, ma a tradirli alla fine è stata la loro Fiat Bravo. Due pusher sono stati arrestati dai Carabinieri di Taormina, dopo essere stati intercettati con un carico di droga, destinato probabilmente al mercato siciliano. I militanti dell’ Arma hanno notato un’ autovettura che percorreva l’ autostrada A18 in direzione Catania con a bordo un uomo e una donna entrambi del capoluogo partenopeo. Si tratta di Salvatore Trimarco, 49 anni che era in compagnia della nipote, per altro già nota alle forze dell’ Ordine, Assunta Giannetti, di 35 anni. All’ altezza di Giardini, l’ auto emetteva fumo dal motore e marciava in evidente difficoltà. Nell’ intento di soccorrere e prestare aiuto ai malcapitati, la gazzella dei Cc ha seguito Trimarco e la Riannetti e li ha raggiunti all’ altezza dell’ uscita autostradale di Fiumefreddo. Insospettiti dal loro atteggiamento, i militari hanno deciso di operare un controllo, rivenendo in un vano al di sotto del sedile posteriore dell’ auto dello stupefacente del tipo hashish, dal peso complessivo di oltre un chilogrammo. La droga, abilmente occultata, era destinata al mercato illecito siciliano e subito dopo è stata sequestrata. I due fermati sono st\ati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e tradotti nel carcere di Piazza Lanza, a Catania, dove sono a disposizione dell’ Autorità Giudiziaria. I due avevano con sé, al momento del fermo, l’ ingente somma di mille euro, anche questa posta sotto sequestro, in quanto ritenuta provento di attività illecita. Nessuna spiegazione plausibile è stata data ai militari dalla coppia di “viaggiatori”. Anche l’ auto è stata sequestrata dai carabinieri.
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