Camerata Sergio Ramelli, presente!
Pubblicato da lsmessina su Giugno 5, 2008
Sergio Ramelli, nato a Milano l’8 luglio 1956, nella primavera del 1975 frequentava l’I.T.I.S. “Ettore Molinari” del capoluogo lombardo. Diciottenne, era uno studente di chimica industriale, e come tanti altri giovani credeva in ideali tuttora vivi dentro di noi, IDEALI che non moriranno mai, ideali che ogni italiano vero porterà dentro di se per tutta la propria vita. Militante del “Fronte della Gioventù“, un’organizzazione politica giovanile del “Movimento Sociale Italiano” allora guidato egregiamente da Giorgio Almirante.
Sergio Ramelli, fiduciario del Fronte della Gioventù, aveva professato apertamente in diverse occasioni le sue idee politiche, e si era reso partecipe di scontri verbali con giovani dell’opposta fazione, giovani comunisti filo-brigatisti e militanti delle brigate rosse. Tra la fine del 1974 e l’inizio del 1975 il giovane milanese aveva ricevuto minacce telefoniche, tanto che la famiglia ritenne opportuno iscrivere il giovane ad un altro istituto superiore. Durante le assemblee di Istituto non aveva mai avuto paura di esprimere, in un clima prettamente comunista ed anti-liberale, le sue idee, giuste o sbagliate che fossero. Ma si sa che in quel periodo, in un clima di terrore divulgato dai comunisti rei di atti di terrorismo, non era facile potere vivere liberamente le proprie idee politiche nonostante la Costituzione lo permettesse.
Il 13 Marzo 1975, Ramelli stava ritornando a casa, ed era in procinto di chiudere la catena di sicurezza del proprio motorino dopo averlo parcheggiato in via Paladini, per poi dirigersi a via Amedeo, dove risiedeva. All’altezza di Via Paladini 15, venne attaccato da un commando di uomini armati di chiavi inglesi e spranghe, che come vigliacchi, tipico dei comunisti italiani, gli procurarono danni alla scatola cranica e alle meningi. Una volta caduto dopo i primi colpi, fu ripetutamente colpito dagli aggressori. Il corpo venne trovato dopo pochi minuti da un commesso calzaturiero: allertò la portinaia del palazzo vicino, Graziella Zacchia, che riconobbe Ramelli e chiese l’intervento della polizia e delle ambulanze. Fu portato d’urgenza presso l’Ospedale Maggiore di Milano in Via Sforza e, dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico ricostruttivo della calotta cranica durato cinque ore, cadde in coma profondo.
Sergio Ramelli, dopo 48 giorni di agonia MORI’ il 29 Aprile 1975.
Il Fronte della Gioventù emise subito un comunicato stampa condannando la banda armata marxista, mentre il Movimento Sociale Italiano accusò genericamente il banditismo di sinistra. Anche i sindacati emisero comunicati di ferma condanna verso l’aggressione. Altre ferme condanne arrivarono da tutte le cariche dello stato e dall’arco parlamentare. Giorgio Almirante vi presenziò, unendosi a coloro che trasportavano a spalla la bara di Ramelli dal furgone sino dentro la chiesa.
“…un colpo, due colpi, altri colpi sul capo,
finchè non furon certi di aver finito.
I loro volti eran nascosti dal rosso,
come il tuo volto dal sangue che avevi già addosso.
La morte di un tempo aveva la falce,
la morte di oggi ha pure il martello;
lasciò la sua firma su quel muro di calce,
proprio di fronte al tuo cancello
Per quarantasette giorni una madre ha sperato e pregato
accanto al letto del figlio morente,
fino a quando una notte il suo cuore ha ceduto.
Ma alla gente non importavaniente.
Era morto un fascista,
non valeva la pena guastarsi l’appetito
rovinarsi la cena.
Era morto un fascista, andava in fretta sepolto
avevan paura anche di un morto….”
CIAO SERGIO . . .

