Il blog dei Giovani Camerati

“Nessun fenomeno al mondo può impedire al sole di risorgere”

Come il Fascismo sconfisse la mafia

Pubblicato da lsmessina su Giugno 5, 2008

Mussolini, per vincere la mafia siciliana, diede pieni poteri al prefetto Mori che riuscì a debellare il fenomeno nell’isola. I sistemi adottati dal prefetto furono alquanto energici ed efficaci.

Le sue “vittime” furono alla fine della guerra considerate come perseguitati politici; difatti due dei più noti e potenti boss del dopoguerra, Calogero Vizzini e Genco Russo, furono addirittura insigniti della croce di cavaliere della Repubblica a compenso delle persecuzioni fasciste: indubbiamente un ottimo inizio per quest’Italia democratica.

Cesare Mori non fu affatto fascista, ma solo il Fascismo gli diede l’unica arma vincente per debellare definitivamente la mafia. A tutt’oggi i metodi del prefetto di ferro sono ancora considerati gli unici per combattere il fenomeno malavitoso. Gli stessi mafiosi ammettono che Mori fu il loro più pericoloso avversario. Il pentito Antonino Calderone racconta: ” [...] I mafiosi erano usciti impoveriti dal Fascismo. Dopo la guerra non c’era quasi più mafia. La mafia era una pianta che non si coltivava più. Mio zio Luigi, un capo, un’autorità, si era ridotto al punto di fare il ladro per sopravvivere [...]“.

Mori ebbe a sua disposizione tutti i mezzi ed i poteri necessari per svolgere al meglio la sua missione.

Appena arrivato in Sicilia, alcuni “fascisti trapanesi della prima ora” inviarono una petizione a Mussolini chiedendogli l’allontanamento dell’antipatriottico prefetto; il risultato di tale operazione fu che tutti i “fascisti” furono espulsi immediatamente dal partito.

Nel dicembre 1925 Mori mosse contro i briganti delle Madonie; il suo esercito privato è composto da 800 uomini fra carabinieri e guardie di PS. La sua azione ricalca un’operazione militare: divide i suoi uomini in gruppi più piccoli che circondano pian piano la città di Gangi. Dopo dieci giorni di vero e proprio assedio, il paese viene attaccato e ogni casa è rastrellata. Alla fine dell’operazione vengono arrestate più di 400 persone.

Un’altra arma utilizzata dal prefetto fu quella del sequestro di tutti i beni dei banditi.

L’operazione viene condotta di giorno e con abbondante pubblicità in modo da dimostrare la vittoria

dello stato sulla malavita e in modo da ridicolizzare i boss mafiosi.

Mussolini gli invierà il seguente telegramma: “Prefetto Mori, Palermo. Durante il mio viaggio in Sicilia dissi in una pubblica piazza, dinanzi a gran folla di popolo acclamante, che bisognava liberare la nobile popolazione siciliana dalla delinquenza rurale e dalla mafia.

Veggo che dopo epurazione nella provincia di Trapani, V.E. continua magnificamente l’opera nelle Madonie.

Le esprimo il mio vivo e altissimo compiacimento e la esorto a proseguire sino in fondo, senza riguardo per alcuno, in alto o in basso. Il Fascismo, che ha liberato l’Italia da tante piaghe, cauterizzerà, se necessario col ferro e col fuoco, la piaga della delinquenza siciliana.

Cinque milioni di laboriosi, patriottici siciliani non devono più oltre essere vessati, taglieggiati, derubati e disonorati da poche centinaia di malviventi. Anche questo problema deve essere risolto e sarà risolto!”