La clinica degli orrori
Pubblicato da lsmessina su Giugno 11, 2008
Milano, 10 giu. – Si difende davanti al gip di Milano Pier Paolo Brega Massone, il primario del reparto di chirurgia toracica arrestato ieri nel blitz che ha coinvolto altri 13 indagati all’interno della clinica Santa Rita. Tra le accuse che gli sono state mosse, il primario deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. “L’ho fatto per il bene dei pazienti“, avrebbe dichiarato il medico davanti al giudice Micaela Curami.
”Il mio cliente ha risposto – ha spiegato il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Cannella, al termine dell’interrogatorio fuori da San Vittore – si è difeso e ha dichiarato di avere agito nei confronti dei propri pazienti secondo scienza e coscienza. Ha dichiarato di aver agito secondo scienza e coscienza e di aver sempre pensato al bene degli ammalati. Ha dato le sue spiegazioni”. Quanto alle intercettazioni che gli sono state contestate ‘’sono intervenute – spiega il legale – dopo che lui sapeva già di essere indagato e anche quelle vanno contestualizzate. Peraltro nell’ordinanza è possibile una lettura diversa di quelle intercettazioni”.
Gli interrogatori sono iniziati alle 14,30, nel carcere di San Vittore. Pietro Fabio Presicci, medico assistente del primario del reparto di chirurgia toracica della clinica, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il dottore ha preferito non rispondere alle domande nell’ambito del primo interrogatorio di garanzia, davanti al gip Micaela Curani.
Presicci e Brega Massone sono gli unici dei 14 arrestati ad essere finiti in carcere. Per tutti gli altri il gip ha disposto la misura della custodia cautelare ai domiciliari e verranno ascoltati nei prossimi giorni. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla truffa al servizio sanitario nazionale, alle lesioni fino all’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. “Le accuse formulate sono tutte da provare”, ha affermato oggi l’avvocato Enzo Brienza, difensore di Francesco Pipitone, il notaio della clinica. ”L’accusa ha messo insieme un ‘bel racconto’ che però va verificato”, ha aggiunto il legale spiegando che il suo assistito ”non ha fatto altro che valutare i profili professionali dei chirurghi che sono stati assunti”.
Sulla vicenda è intervenuto il sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali Ferruccio Fazio, il quale ribadendo la propria volontà di non entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, si è limitato a dire che “in Italia esistono tanti modelli sanitari e il modello lombardo è buono, come pure sono buoni altri”.
Dalle intercettazioni sono emersi dettagli raccapriccianti: in una telefonata che risale al 6 febbraio, due dottoresse parlano di tendini scambiati. Per la precisione, un tendine tibiale anteriore destro impiantato al posto di quello rotuleo sinistro. Durante la conversazione tra Arabella Galasso, ortopedico indagato, e una collega, la prima dice alla seconda: “So che ieri ti hanno restituito un tendine… ma non era roba nostra“. Risposta: “Ah, e di chi era?”. Galasso: “Non era della mia equipe… Senti abbiamo un problema sul tendine di oggi, perché voi mi avete mandato questo emitendine rotuleo con tutto il certificato di idoneità e il codice del donatore, la data di nascita, di morte, gruppo sanguigno peccato che la busta che m’avete mandato è un tendine tibiale anteriore… noi abbiamo dovuto usare il tibiale purtroppo perché ormai il paziente era aperto… quindi l’abbiamo usato”. Collega: “Così è andato bene il tibiale?”. Galasso: “Sì non era fantastico rispetto al rotuleo che ci aspettavamo”.
Secondo quanto emerge da un’altra intercettazione telefonica, al Santa Rita il problema principale dei medici era avere pazienti da operare. Al telefono con un suo collega, Pier Paolo Brega Massone spiega: “Il problema di tutte queste persone è che qui non è che vieni a fare il primario, forse non gli hanno spiegato bene, qui tu devi fare Drg, cioè tu devi comunque avere i pazienti, se non li hai che fai? Vivi con gli 80 pazienti in un anno che ti passa il pronto soccorso, di cui magari 10 adesso non li puoi più operare perché sono tutti Tbc?…Fai il calcolo. Io calcolavo – prosegue Brega Massone – il mio Drg su 400 pazienti l’anno.”.
Nel corso della telefonata Brega Massone si vanta del suo ‘patrimonio di pazienti‘. “Io pescavo dappertutto – riferisce ancora al collega – da Lodi, dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescare anche i polmoni dall’Oltrepo Pavese, da Pavia, da Milano.”. Continuando a parlare con il collega Brega Massone si fa sempre più esplicito: “I numeri sono questi. Cioè, tu o fai 15 polmoni o altrimenti non puoi pagare un’equipe… E per fare 15 polmoni, auguri…”.
Intanto, la Regione Lombardia ha ritirato l’accreditamento alla clinica. Lo ha annunciato il presidente della Regione, Roberto Formigoni assieme all’assessore alla Sanità Luciano Bresciani.
Quanto successo alla clinica Santa Rita, ha spiegato Formigoni nel corso di una conferenza stampa ”significa che i nostri controlli funzionano”. La clinica era stata già oggetto per due volte di segnalazioni di irregolarità, nel 2006 e nel 2007. ”Nel 2006 – ha spiegato Bresciani – per due mesi sono state sospese le prestazioni dell’attività di chirurgia toracica, perché i protocolli igienico sanitari non erano sufficienti. L’Asl aveva quindi emanato un provvedimento di sospensione e la struttura si è poi messa in regola sostituendo anche il primario. Nel 2007, invece, erano stati revocati gli accreditamenti, pari a 1,124 mln di euro”.
