ROMA – Un’auto pirata, guidata da una donna tossicodipendente, ha investito e ucciso un ciclista alla periferia di Roma. Fuggita senza prestare aiuto, e’ stata poi arrestata. Ora e’ accusata di omicidio colposo e di omissione di soccorso. Questa mattina ha travolto con una “Panda” un pensionato di 70 anni in via dei Romanisti, nella zona di Torre Spaccata, alla periferia est della capitale. Per il compagno della donna, dipendente dell’Acea che le aveva prestato l’auto aziendale, è scattata una denuncia in concorso. Il pensionato, le cui condizioni sono apparse subito gravissime, è stato soccorso dai medici del 118 ma è morto durante il trasporto al Policlinico Casilino.
Alla soluzione del caso hanno lavorato in collaborazione gli agenti della polizia di stato del decimo commissariato Tuscolano e i vigili urbani del Secondo gruppo. L’auto pirata è una Fiat Panda Van di proprietà dell’Acea di Roma. L’autista che aveva in dotazione l’autovettura stamani ne aveva denunciato il furto al commissariato Tuscolano. Notizia della denuncia è stata girata alla polizia municipale dell’VIII Gruppo che ha collegato le circostanze e, interrogato l’autista, ha appreso che l’autovettura l’aveva in realtà prestata ad un’amica. La donna, dopo un primo tentativo di reticenza, ha confessato l’incidente e ha collaborato indicando il luogo dove aveva parcheggiato l’autovettura 300 metri dopo l’incidente, all’interno di un parcheggio condominiale. La vettura – secondo le rilevazioni dei vigili urbani – ha segni evidenti dell’incidente con distorsione della targa anteriore, rottura sul paraurti, parabrezza sfondato e tetto sprofondato all’interno con tracce ematiche evidenti. La responsabile è stata portata dagli agenti nella sede del commissariato Tuscolano dagli stessi agenti di polizia che hanno collaborato con i vigili urbani per ricostruire la vicenda.
CICLISTA TRAVOLTO DOPO STOP A SEMAFORO
Emergono nuovi particolari sull’incidente che questa mattina è costato la vita a un pensionato di 70 anni, travolto da un’auto pirata mentre percorreva, a bordo di una mountain bike, via dei Romanisti, nella zona di Torre Spaccata, nella periferia est della capitale. Secondo il racconto fatto da alcuni testimoni ai vigili urbani dell’VIII Gruppo, che hanno svolto i rilievi, la bicicletta guidata da Cesare Mastei si è fermata ad un semaforo: quando il ciclista è ripartito, mentre si spostava al centro della carreggiata, è stato travolto da una Panda con a bordo una donna. L’auto ha proseguito senza fermarsi e, successivamente, è stata ritrovata, a soli 300 metri dal teatro dell’incidente, abbandonata nel parcheggio di un condominio di via Cesare Annessi. La Panda, che è risultata poi un’auto aziendale della Acea, era stata affidata al fidanzato della donna contro il quale è scattata l’accusa di simulazione di reato e favoreggiamento, perché ne aveva denunciato stamani il furto al commissariato Tuscolano.
Archivio per 17 Giugno 2008
CICLISTA UCCISO A ROMA DA UNA TOSSICODIPENDENTE
Pubblicato da lsmessina su Giugno 17, 2008
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Gaza, morti in raid aerei
Pubblicato da lsmessina su Giugno 17, 2008
GERUSALEMME – In un terzo raid aereo israeliano nelle prime ore di oggi pomeriggio nella striscia di Gaza, nell’area di Dir El Balah, è stato ucciso un palestinese secondo fonti locali, due secondo altre. Almeno cinque palestinesi erano morti nei precedenti due attacchi che, come il terzo, hanno avuto per obiettivo automobili sulle quali presuntamente viaggiavano miliziani.
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BOSS E MASSONI INSIEME PER RITARDARE I PROCESSI
Pubblicato da lsmessina su Giugno 17, 2008
PALERMO – I carabinieri hanno arrestato otto persone, in diverse città, accusate di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell’aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.
Fra le persone arrestate vi sono un’agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio ad una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. Gli indagati sono accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio.
Per l’accusa gli indagati, alcuni dei quali legati dall’appartenenza a logge massoniche, avrebbero formato una rete attraverso la quale affiliati a Cosa nostra avrebbero ottenuto di ritardare i processi in Cassazione, in modo da poter avere la prescrizione dei reati. Di questo sistema si sarebbero serviti anche professionisti, come il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne. L’uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l’insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato.
Le indagini che hanno portato alla scoperta dei presunti intrecci fra boss e massoni diretti a ritardare i processi di alcuni affiliati alle cosche mafiose, sono state avviate dai carabinieri nel 2006. L’indagine, denominata ‘Hiram’, coordinata dalla procura di Palermo, è stata coperta dal massimo riserbo, ed ha preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. L’inchiesta ha messo in luce un gruppo di persone, alcune legate dall’appartenenza a logge massoniche, che per l’accusa avrebbero dunque ritardato, dietro pagamento di tangenti, l’iter processuale di alcuni affiliati a Cosa nostra. Oltre alle perquisizioni, che sono ancora in corso, controlli vengono svolti anche su conti correnti bancari intestati agli indagati.
I NOMI DEGLI ARRESTATI - Questo l’elenco delle persone arrestate. Michele Accomando, 60 anni, di Mazara del Vallo, imprenditore, finito in carcere nel 2007 per un’inchiesta su appalti pubblici pilotati, è stato in seguito condannato per mafia a nove anni e quattro mesi; Renato Gioacchino Giovanni De Gregorio, 59 anni, ginecologo a Palermo, condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne, dal 2005 pende in Cassazione il suo ricorso; Rodolfo Grancini, 68 anni, originario di Orvieto, è indicato dagli investigatori come un faccendiere, in contatto con diversi senatori e deputati, considerato dagli inquirenti “una personalità poliedrica inserita in un giro di amicizie altolocate, attorno alla quale ruota l’intera indagine. Grancini avvalendosi di persone “prezzolate”, alcune già note agli investigatori, altre ancora ignote, all’interno della Cassazione, secondo l’accusa era riuscito a congegnare un “sistema” che gli consentiva di acquisire notizie riservate sullo stato dei procedimenti e di pilotare la trattazione dei ricorsi proposti alla suprema Corte dai suoi “clienti”. Calogero Licata, 57 anni, imprenditore agrigentino, accusato di aver tentato di insabbiare in Cassazione alcuni procedimenti penali che riguardavano boss mafiosi di Agrigento e Trapani. Guido Peparaio, 55 anni, impiegato del ministero della Giustizia, addetto alla cancelleria della seconda sezione della Corte di Cassazione con la qualifica di ausiliario. Calogero Russello, 68 anni, imprenditore agrigentino che era già stato imputato di mafia. Nicolò Sorrentino, 64 anni, originario di Marsala. Francesca Surdo, 35 anni, originaria di Palermo, agente della polizia di Stato in servizio alla Direzione anticrimine di Roma.
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‘Ndrangheta e appalti, fermi nel Reggino
Pubblicato da lsmessina su Giugno 17, 2008
REGGIO CALABRIA – Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo nel Reggino una trentina di fermi per associazione mafiosa legata alla spartizione di appalti pubblici riferiti a grandi opere. Circa 200 carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei ”Cacciatori” e di unità cinofile del Gruppo Operativo Calabria di Vibo Valentia, sono impegnati nell’operazione, nel comprensorio tra Bova Marina e Africo Nuovo, per la esecuzione dei provvedimenti di fermo emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a carico di indagati di associazione di tipo mafioso ed armata finalizzata alla spartizione e gestione di pubblici appalti, all’infiltrazione in pubbliche amministrazioni, locali e regionali, al procacciamento di voti ed altro. Le persone da sottoporre al fermo disposto dal pubblico ministero sono 33, alcune già coinvolte in pregresse vicende giudiziarie, altre sino ad oggi ritenute estranee al contesto criminale indagato, che è quello delle cosche della `ndrangheta (“Morabito – Bruzzaniti – Palamara”, “Maisano”, “Vadalà”, “Talia”) attive nella fascia jonica della provincia.
Le misure restrittive in via di esecuzione segnano un’ulteriore fase di un articolata attività investigativa, condotta dai Carabinieri di Reggio Calabria sotto il coordinamento della locale Dda e convenzionalmente denominata “bello lavoro”, che nello scorso mese di febbraio aveva già portato al sequestro preventivo di sette cantieri (ed al sequestro probatorio degli uffici delle imprese ivi operanti) allestiti per la realizzazione della c.d. “variante di Palazzi”, opera rientrante nei lavori di ammodernamento della S.S. 106 “Jonica” nella cui realizzazione erano state riscontrate difformità, potenzialmente incidenti sulla tenuta strutturale dei manufatti, tra i materiali impiegati e quelli previsti dai protocolli di settore. Secondo i carabinieri le modalità di aggressione ai settori economici sono quelle ormai collaudate della `ndrangheta: la conduzione di vere e proprie imprese, ammantate da una parvenza di liceità, attraverso le quali accaparrarsi l’assegnazione dei più importanti affidamenti relativi agli appalti, primo fra tutti la fornitura del calcestruzzo preconfezionato.
Altri elementi messi in atto dalle cosche, secondo gli investigatori, l’estromissione di fatto di appaltatori “estranei” al contesto, mediante l’imposizione di subappalti e/o noli, ovvero anche la sottoscrizione di lucrosi contratti di forniture nelle fasi del movimento terra, dell’approvvigionamento e trasporto di inerti. E ancora: l’effettuazione di operazioni sovrafatturate attraverso il meccanismo fraudolento legato alla realizzazione di opere di qualità inferiore a quelle oggetto di pattuizione negoziale; la gestione delle assunzioni di manodopera, funzionale anche all’accrescimento del “consenso ambientale” costituente il tipico humus in cui la ‘ndrangheta si sviluppa e accresce gli ormai noti suoi livelli di infiltrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.
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Traffico dalla Spagna: blitz antidroga in Lombardia
Pubblicato da lsmessina su Giugno 17, 2008
ROMA – E’ in corso un’operazione antidroga dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo, a conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura di Bergamo, contro una presunta rete accusata di essere dedita al traffico internazionale di stupefacenti, con diverse decine di arresti. Secondo gli investigatori il presunto gruppo, composto, per la maggior parte, da marocchini, spagnoli, olandesi ed italiani residenti in Lombardia, operava tra il nordovest del continente africano, la penisola Iberica e la Lombardia, rifornendo il mercato della Provincia di Bergamo.
Le indagini – informa un comunicato del Comando CC di Bergamo – dirette dalla Procura della Repubblica, “da sempre sensibile al fenomeno delle infiltrazioni e dei collegamenti della delinquenza maghrebina con quelle tradizionalmente note, hanno permesso di individuare la rotta della droga che dalla Spagna giungeva sino alla Provincia Orobica”.
Sono stati sequestrati circa 190 Kg di hashish, circa 5,5 Kg di cocaina, un Tir e alcune auto. Nell’operazione sono attualmente impiegate diverse centinaia di Carabinieri, supportate dal Nucleo Elicotteri e da unità cinofile dell’Arma in tutto il territorio della Lombardia.
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