Ondata nera in Sassonia. Nelle elezioni di domenica i neonazisti della Npd hanno quadruplicato i consensi, passando dall’1,3% di quattro anni fa al 5,1%. Nel Land orientale si sono registrati addirittura picchi di consenso del 25,2% per i nostalgici del Fuhrer, come avvenuto nel comune di Reinhardtsdorf-Schoena dove hanno superato la Cdu (21,7%), la Linke (15,6%) e una Spd in caduta libera (3,7%). Anche se sul piano regionale il voto rappresenta un arretramento rispetto alle politiche del 2004, quando il partito neonazista aveva ottenuto un clamoroso 9,2%, rimane il fatto che la Ndp è riuscita ad ottenere seggi in tutti i comuni della Sassonia, superando in diversi casi perfino Cdu e socialdemocratici. Nelle comunali del 13 giugno 2004 i neonazisti avevano ottenuto in Sassonia 41mila voti, stavolta ne hanno raccolti 160mila.
Nei 10 nuovi consigli provinciali la Npd ha più che raddoppiato i seggi, passando da 18 a 40, mentre nella provincia della “Svizzera sassone” con il 7,5% ha superato la Spd, che non è andata oltre il 7,4%.
Sul piano regionale la Cdu di Angela Merkel si è confermata primo partito con il 39,5%, davanti alla Linke di Oskar Lafontaine, che ha raccolto il 18,7 per cento.
Il partito socialdemocratico è arrivato solo terzo con l’11,5 per cento, davanti ai liberali con l’8,3 per cento. Olaf Ehrlich, borgomastro di Reinhardtsdorf-Schoena, 1600 abitanti e 115 disoccupati, ha spiegato il successo della Npd con la politica fatta a Berlino dal governo di ‘Grosse Koalition’ ed ha lamentato il fatto che Cdu e Spd hanno in pratica rinunciato a fare campagna elettorale, mentre i neonazi hanno tappezzato di manifesti l’intera cittadina. “Non si sono quasi visti i manifesti di Cdu e Spd”, ha affermato Ehrlich, il quale ha riconosciuto che ormai i voti raccolti dalla Npd non esprimono più un voto di protesta, poiché si ha a che fare con un elettorato consolidato e fedele. Quattro elettori su cinque del suo villaggio, ha aggiunto, sono ormai neonazi convinti e non più solo dei frustrati della politica. La Cdu si è confermata il primo partito sul piano regionale e a Dresda ha mancato di un soffio (48%) l’elezione a borgomastro del ministro regionale per gli Affari sociali, Helma Orosz, che dovrà sottoporsi ad un ballottaggio tra due settimane.
Archivio per 23 Giugno 2008
Germania, ondata nera nelle urne tedesche
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008
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BOICOTTIAMO I PRODOTTI CINESI!
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008
QUESTO PURTROPPO E’ UN CONIGLIO VIVO. “PURTROPPO” PERCHE’ E’ STATO SCUOIATO VIVO, PER COMMERCIALIZZARNE LA PELLICCIA. QUESTA ORRENDA PRATICA VIENE DIFFUSAMENTE UTILIZZATA IN CINA ANCHE CON ALTRI ANIMALI TRA I QUALI CANI E GATTI. LA COMUNITA’ DEI “BLOGGER” INTENDE, NELLA SUA MODESTA MA INFINITA POSSIBILITA’ DI DIFFUSIONE, DENUNCIARE ALL’OPINIONE PUBBLICA LA BRUTALITA’ DI QUESTI “METODI DI LAVORO”.
PUBBLICHIAMO TUTTI QUESTA FOTOGRAFIA! LANCIAMO TUTTI INSIEME IL NOSTRO “NO” ALLA VIOLENZA SUGLI ANIMALI!
BOICOTTIAMO TUTTI I PRODOTTI CINESI!
A PARTIRE DAI RISTORANTI PER FINIRE AI VESTITI!
CONTRO IL MADE IN CHINA!
MESSENGERIANI CAMERATI
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Buona affermazione di Forza Nuova a Catania
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008
Forza Nuova ringrazia i circa 6.000 elettori (pari all`1,1%) della Provincia di Catania che hanno votato la propria lista e il Candidato Presidente Giuseppe Bonanno Conti. E’ una buona affermazione con il rammarico di aver sfiorato, per colpa di una legge elettorale machiavellica e confusionaria, per pochi voti il seggio al Consiglio Provinciale. Al comune di Catania , dove 7 erano i candidati sindaci e 16 le liste, la lista ha tenuto con lieve miglioramento.
Giuseppe Bonanno Conti ha dichiarato: ” Sono soddisfatto del risultato raggiunto e del mio successo personale, infatti abbiamo più che triplicato i consensi nel giro di un solo mese. L’alta percentuale di astensionismo e di schede bianche e nulle dimostra ancora una volta come gli italiani siano distanti da questa classe politica che oggi si pavoneggia per avere – incassato percentuali bulgare- ; a conti fatti più del 50% non si riconosce in questi partiti, in questi governanti e in questo sistema . Rimane la rabbia per come si continuano a svolgere queste elezioni dove gli Elettori sono molto spesso pressati e ricattati dal bisogno o peggio ancora sono al soldo di chi ha milioni di euro da – investire – in campagne elettorali all’americana con noleggio per mesi di interi alberghi e con cene per centinaia di persone ogni sera; per non parlare della materiale compravendita di blocchi di voti sul – mercato dei quartieri – dove la presenza delinquenziale di agguerriti galoppini elettorali la fanno da padrone in barba all’inerzia delle forze dell’ordine. Forza Nuova finita questa lunga parentesi elettorale riprenderà il suo naturale ruolo di – Movimento di Opposizione Nazionale – fuori dalle logiche di potere del palazzo e al fianco del Popolo Italiano per rappresentarne le istanze sociali, per difenderlo dalla aggressione di banchieri mondialisti e politicanti al loro servizio e per mettere in evidenza le gravi carenze infrastrutturali, ambientali e sociali del nostro degradato territorio”.
La Federazione Provinciale di Forza Nuova Catania è in via Luigi Sturzo n° 235 e nei mesi di giugno, luglio e agosto osserverà il seguente orario di apertura: mercoledì e giovedì dalle ore 19,30 alle 21,00.
Ufficio Stampa Forza Nuova Catania
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Forza Nuova Palermo: Cammarata non è il mio sindaco!
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008

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Citazioni sioniste
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008
DAVID BEN GURION
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1949 – 1954, 1955 – 1963
«Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti».
David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.
«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba».
David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.
«Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?»
Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.
«I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba».
David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.
«Tra di noi non possiamo ignorare la verità… politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono. Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista li vogliamo cacciare dal loro paese».
David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in «Zionism and the Palestinians» pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938.
«Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele».
David Ben-Gurion (Citato a pp 855-56 in Ben-Gurion di Shabtai Teveth).
GOLDA MEIR
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1969 – 1974
«Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono».
Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.
«Come possiamo restituire i territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli».
Golda Meir, 8 marzo 1969.
«A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d’Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada».
Golda Meir, 1961, in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, ottobre 1961
«Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità».
Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971
YITZHAK RABIN
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1974 – 1977, 1992 – 1995
«Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda: Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese? Ben-Gurion ondeggiò la mano in un gesto che diceva: cacciateli fuori!»
Yitzhak Rabin, versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.
«[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat».
Yitzhak Rabin (un «Principe di Pace» secondo Clinton), spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo.
Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo.
MENACHEM BEGIN
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1977 -1983
«[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe».
Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, «Begin and the ‘Beasts’», su New Statesman, 25 giugno 1982.
«La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta. Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutta quanto. E per sempre».
Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina.
YIZHAK SHAMIR
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1983 – 1984, 1986 – 1992
«I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un’aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese».
Dichiarazione dell’ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.
«Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E’ semplice».
Yitzhak Shamir,su Maariv, 02/21/1997
«(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette… con le teste sfracellate contro i massi e le mura».
Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d’Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988
BENJAMIN NETANYAHU
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1996 – 1999
«Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori».
Benyamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso algi studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.
EHUD BARAK
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1999 – 2001
«I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono».
Ehud Barak, a quel tempo Primo Ministro d’Israele – 28 agosto 2000. Apparso su Jerusalem Post, 30 agosto, 2000
«Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza… »
Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, citato dall’Associated Press, 16 novembre 2000.
«Sarei entrato in un’organizzazione terroristica».
Risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha’aretzr, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.
ARIEL SHARON
PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 2001-2006
«E’ dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre».
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.
«Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro… Tutto quello che non prenderemo andrà a loro».
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.
«Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello…devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno».
Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.
«Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele».
Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Ondine.
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Fiore incontra Ahmadinejad
Pubblicato da lsmessina su Giugno 23, 2008
ROMA – «L’ Iran è il Paese più sicuro del mondo e l’ Italia è il nostro primo partner commerciale europeo, venite a investire da noi, gli Usa fanno solo propaganda ma la globalizzazione non può fermare gli scambi». In un Hilton superblindato e controllato fin dalle prime curve di Monte Mario, il presidente della Repubblica iraniana Mahmoud Ahmadinejad incontra una delegazione di imprenditori italiani. Sono un centinaio, in rappresentanza di una cinquantina di imprese per lo più medio piccole, ma ci sono manager anche di Enel, Eni, Mediobanca e alcuni «osservatori» del ministero dello Sviluppo economico. Ahmadinejad abbandona la polemica con Israele e passa al business. Comincia citando alcuni versetti del Corano ma ad andare al sodo ci mette poco: «Con l’ Italia ci sono affinità culturali e sociali fortissime, il nostro interscambio è di 6 miliardi di euro ma in pochi anni potrebbe arrivare a 20 com’ è successo per altri Paesi». Poi, in alcuni passaggi il presidente iraniano si lascia prendere la mano dall’ ideologia: «Voi cercate il profitto ma non c’ è solo quello, più importanti sono la pace e la speranza». Per il resto il messaggio è concreto: «L’ Iran punta a una grande svolta economica. Abbiamo recentemente firmato accordi nel gas e nel petrolio per 70 miliardi di dollari, vorremmo lavorare di più con gli amici italiani». La platea, composta in gran parte da iraniani residenti in Italia, applaude. Applaudono anche gli italiani che negli ultimi due anni hanno perso affari per il 30% e ora sperano di recuperare. La delegazione risente del clima teso e nessun nome importante dell’ industria italiana si è fatto vedere. La Confindustria ha fatto sapere di non essere coinvolta in questo incontro organizzato dalla Camera di commercio italo-iraniana (Ccii). «Capisco Confindustria però mi sembra un eccesso di diplomazia – osserva il presidente della Ccii Rosario Alessandrello -, con Teheran l’ Italia ha rapporti storici molto forti: non solo è il primo partner commerciale, ma nel 1999 per esempio è stato il primo Paese a riaprire le relazioni internazionali seguito poi dagli altri». Gli imprenditori tendono a sfumare le terribili parole contro Tel Aviv e c’ è chi, a patto di non essere citato, racconta che a Teheran vivono tranquillamente 25 mila ebrei con una ventina di sinagoghe. Insomma il business è business e c’ è chi annuisce quando Ahmadinejad se la prende con «alcuni politici di livello internazionale che cercano di alzare la tensione, di sollevare polveroni per danneggiare i rapporti commerciali con l’ Iran». Il leader iraniano parla una trentina di minuti e nella calca finale stringe centinaia di mani. Tra queste anche quelle del numero uno di Forza Nuova, Roberto Fiore, l’ unico uomo politico italiano che ha scelto di incontrarlo. Ahmadinejad non sa chi è ma Fiore dribbla il cordone di sicurezza, si avvicina e lo ringrazia «per tutto quello che fate, noi siamo con voi». * * I numeri bilaterali 6 miliardi: l’ interscambio L’ Italia è il primo partner economico dell’ Iran in Europa. L’ interscambio tra i due Paesi si aggira sui 6 miliardi di euro all’ anno Esportazioni in diminuzione Nel 2007 le esportazioni italiane in Iran sono calate di quasi il 30% rispetto al 2006. L’ Italia importa da Teheran petrolio e gas 300 aziende interessate Sono circa 300 le aziende italiane che hanno già (o sono in procinto di avere) rapporti economici con l’ Iran.
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