NEW DELHI – Una cittadina della Malaysia ha bandito l’uso per le donne di tacchi alti, trucco forte e rossetto per ’salvaguardare la dignità delle donne e proteggerle da violenze e molestie sessuali. Lo riferisce l’agenzia indiana PTI citando quella malese Bernama. Il consiglio comunale di Kota Baru, cittadina dello stato settentrionale del Kelantan, guidata dal partito islamico conservatore Pan-Malaysian Islamic Party, ha emesso una ordinanza il 25 maggio scorso che ha effetto su tutto il territorio comunale a cominciare da domani. Nessuna donna, e soprattutto quelle impegnate in attività lavorative, potrà truccarsi in maniera vistosa, utilizzare scarpe con i tacchi, rossetto e sciarpe trasparenti per coprire i capelli, come previsto dalla tradizione islamica. Per quelle che non si adegueranno, multe che possono arrivare anche ai 500 ringgit, circa 120 euro.
Il governo locale ha detto che sua intenzione è quella di salvaguardare le donne, ma di essere disposto anche a fare delle concessioni. Dietro insistenze, infatti, il presidente della municipalità Shafie Ismail ha detto che le donne, soprattutto quelle che lavorano in ristoranti o negli uffici, potranno portare le scarpe con il tacco, ma dovranno metterci sotto della gomma, per evitare di disturbare quando camminano. Molte donne della città hanno già protestato e minacciano battaglia. La Malaysia, nella quale i due terzi della popolazione sono di religione islamica di tradizione Malay, è orgogliosa del suo status di paese islamico moderato. Gli appartenenti alle altre minoranze etniche che seguono altre religioni, come cinesi e indiani, non hanno nessuna restrizione sul loro abbigliamento e sono liberi di professare le loro fedi. Ma da un po’ di tempo il dibattito sul codice di vestiario dei musulmani si è fatto sentire spesso. Il Pan-Malaysian Islamic Party, che alle scorse elezioni di marzo insieme ad altri due partiti pure islamici ha avuto un notevole successo elettorale, ha cominciato a chiedere la trasformazione della Malaysia in uno stato di più stretta osservanza islamica.
Archivio per 25 Giugno 2008
MALAYSIA, IN UNA CITTA’ VIETATO TRUCCO E SCARPE ALTE A DONNE
Pubblicato da lsmessina su Giugno 25, 2008
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ZIMBABWE: GLI STATI UNITI NON RICONOSCERANNO IL VOTO
Pubblicato da lsmessina su Giugno 25, 2008
NAIROBI – Gli Stati Uniti non riconosceranno il risultato del ballottaggio presidenziale previsto per dopodomani in Zimbabwe. E’ quanto ha dichiarato il vicesegretario di Stato con delega per l’Africa Jeandayi Frazer in un’intervista rilasciata alla Bbc. “Non potremo riconoscere tali risultati se mai il voto davvero avvenisse: il popolo è stato perseguitato, picchiato ed ucciso nel tentativo di difendere il proprio diritto di votare liberamente, in queste condizioni è impensabile accettare quanto eventualmente uscirà dalle urne”.
Onu, Ue e la stragrande maggioranza delle cancellerie occidentali, così come numerose tra quelle africane, chiedono con forza che il ballottaggio presidenziale sia quantomeno rinviato, dopo che il leader dell’opposizione e candidato favorito, Morgan Tsvangirai, è stato costretto a ritirarsi domenica scorsa per le violenze scatenate contro i suoi seguaci, ed è ora rifugiato presso l’ambasciata olandese ad Harare, da dove ha chiesto anche l’intervento di una forza militare di pacificazione nel Paese. Ma per il regime dello Zimbabwe il voto comunque avrà luogo.
Il leader dell’opposizione dello Zimbabbe Morgan Tsvangirai ha rivolto un appello ai capi di governo del mondo intero perché inviino una forza militare nel suo paese “per proteggere il popolo”. Lo scrive il quotidiano britannico Guardian “Chiediamo all’Onu di andare oltre la risoluzione ora adottata, che condanna la violenza nello Zimbabwe”, scrive Tsvangirai in un articolo. Il leader dell’opposizione, che spiega perché ha rinunciato a competere con Robert Mugabe nel ballottaggio, chiede “una forza per proteggere il popolo”.
“Non vogliamo un conflitto armato – afferma – ma il popolo ha bisogno che le parole di indignazione dei leader mondiali siano supportate dalla rettitudine morale di una forza militare”. Queste truppe dovrebbero avere il ruolo di peacekeeper, dovrebbero “separare il popolo dall’oppressore”.
Il presidente Robert Mugabe ha dichiarato di essere pronto a fare negoziati con l’opposizione dopo la tornata elettorale di venerdì prossimo. Lo riferisce un fonte di stampa controllata dal governo.
Il premier laburista australiano Kevin Rudd e il ministro degli Esteri Stephen Smith sono lanciati in una campagna di pressione sui leader dei paesi africani e del Commonwealth, chiedendo un approccio internazionale più severo e coordinato per risolvere la crisi in Zimbabwe. Rudd e Smith stanno telefonando alle loro controparti, particolarmente in Sudafrica, Zambia e Tanzania, perché prendano posizioni più dure verso il regime del presidente Robert Mugabe.
L’ufficio di Rudd ha confermato oggi che il premier intende discutere con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon il contributo dell’Australia nel premere sul regime di Mugabe, perché ripristini la democrazia e metta fine alla violenza. Rudd chiede anche che sia nominato un rappresentante speciale dell’Onu per coordinare gli sforzi internazionali. Il governo di Canberra ha intanto allungato la lista degli alti funzionari del regime a cui rifiuterà l’ingresso in Australia. Sin dal 2002, Canberra ha imposto una serie di sanzioni contro Zimbabwe, fra cui restrizioni finanziarie e sui visti, sospensione dei contatti ministeriali e l’embargo alle vendite di armi. Il ministro Smith inoltre premerà per un approccio più severo e coordinato verso il regime di Mugabe, durante la riunione dei ministri degli Esteri del G8 in Giappone questa settimana.
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