Il blog dei Giovani Camerati

“Nessun fenomeno al mondo può impedire al sole di risorgere”

Archivio per 30 Giugno 2008

SULLE CONCLUSIONI DEL VERTICE FAO A ROMA SULLA FAME – Raffaele Bruno

Pubblicato da lsmessina su Giugno 30, 2008

La cattiva coscienza dell’Occidente opulento (sorda e distratta, fin quando si è trattato delle centinaia di migliaia di morti per fame, specialmente bambini, nei paesi cosiddetti in via di sviluppo) pare ora risvegliarsi di fronte alla concretissima eventualità che la crisi provocata dal rialzo vertiginoso dei prezzi del grano, mais e riso cominci a toccare anche i paesi ricchi d’Europa e del Nord America e le periferie povere delle nostre metropoli già afflitte da tanti mali e sempre più desolate e sterminate. Penso alle crisi che ci sono state nei decenni passati che hanno coinvolto il globo intero, da molti previste e colpevolmente sottovalutate. Dalle periodiche crisi finanziarie delle borse asiatiche e dei drammatici effetti di milioni di persone costrette a vivere con qualche dollaro di salario alla fine del mese alla tragedia dell’AIDS, su cui si è intervenuto con gravi ritardi e che ha provocato e provoca milioni di morti, dalle gravi crisi economiche provocate dall’aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio, la cui causa non è mai di tipo economico e di mercato, ma dovuto a sporche speculazioni alle crisi di fame nei paesi del terzo mondo dovute alla mancata cooperazione. Ora un altro flagello è alle porte. Politiche dissennate in Europa e negli Usa sulla produzione di biocarburanti e sulla scomparsa di terreni agricoli produttivi, il difficile e lento controllo demografico in Cina e in India, la scomparsa di alcuni prodotti base come il mais dai mercati, gli scarsi contributi all’agricoltura ai paesi poveri, mentre si continuano a sovvenzionare le ormai marginali attività agricole europee, le politiche ambientali ed energetiche nocive per l’agricoltura. Tutto questo è all’origine di una imminente e catastrofica crisi alimentare che gli esperti vedono ormai alle porte dell’opulento Occidente. Di fronte a questa ipotesi ormai acclarata, però, si spendono solo parole e analisi ed anche il vertice sulla FAO svoltosi a Roma e appena conclusosi non ha dato prospettive o stabilito interventi sul grave problema. Le cifre sono agghiaccianti: 800 milioni di persone nel mondo rischiano nell’immediato di morire di fame. Problemi come la speculazione sui costi dei generi alimentari, l’attivazione di politiche economiche e finanziarie a favore dei piccoli agricoltori, la moratoria sui carburanti sono stati pressoché ignorati. La crisi già si tocca con mano in Italia, dove le famiglie non arrivano alla terza settimana e dove (come ho denunciato poche settimane fa) in fila alle mense dei poveri, dove una volta c’erano solo barboni, ora ci sono sempre più stipendiati e salariati. Per questo ho proposto e rilancio la realizzazione di un supermercato in ogni città da parte dello Stato, dove ogni famiglia che abbia reale necessità (accertato con apposito documento rilasciato dal Comune) possa recarsi e ritirare mensilmente gratis generi di prima necessità. L’aiuto concreto alle famiglie in difficoltà si rende quindi inevitabile e non rinviabile, prima che si arrivi ad una situazione di tipo Sudamericano.

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ARRESTATI 8 ROM AL NORD

Pubblicato da lsmessina su Giugno 30, 2008

VERONA – Obbligavano anche con minacce di violenza sessuale, i figli a compiere furti in abitazioni e per questo la Squadra mobile di Verona ha arrestato otto nomadi rom di nazionalità croata, di cui sette adulti e un minore.
Il blitz della polizia scaligera, coordinato dalla Procura di Verona e dalla Procura dei minori di Venezia, è scattato in Liguria dove un gruppo di rom con vari camper stava per attraversare il confine diretto in Francia e in Spagna, mentre un altro gruppo si trovava ancora in Veneto. La polizia, ha accertato che gli indagati hanno organizzato centinaia di furti in abitazioni del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia.
Con i soldi presi direttamente dalle abitazioni o ottenuti vendendo gli oggetti rubati, gli indagati avrebbero acquistato due appartamenti tramite un’agenzia immobiliare padovana, oggetto di una perquisizione e di cui il titolare e un suo collaboratore risultano invece indagati.
Gli accusati sono indagati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a compiere furti in abitazione mediante lo sfruttamento di minori, maltrattamento e abbandono di minori.
Il gruppo di rom arrestati dava direttive per i furti ai ragazzini tramite cellulare. Inoltre quando i minori venivano colti in flagranza di reato da parte delle forze dell’ordine i genitori li disconoscevano. Il particolare è emerso dalle indagini che la Squadra mobile scaligera ha iniziato lo scorso gennaio dopo che erano state fermate, in due diversi punti di Verona, due coppie di bambine tra gli 8 e gli 11 anni sorprese mentre stavano rubando in appartamenti.
La polizia, in quel mese, aveva intensificato i controlli perché in pochi giorni erano state denunciati 47 furti in altrettante abitazioni, tutti avvenuti attraverso lo scassinamento di porte o finestre con cacciaviti.
Le quattro bambine, che non avevano dato per nulla informazioni sulla loro identità e soprattutto sui loro genitori, avevano con sé due telefonini cellulari sui quali erano memorizzati diversi numeri, alcuni dei quali comuni ad entrambi gli apparecchi e che sono stati quindi annotati dalla polizia.
PROCURA TOGLIERA’ PATRIA POTESTA’ PER 6 MINORI

Il Tribunale dei minori di Venezia ha tolto alle famiglie l’affidamento di sei bambini che sono stati accompagnati in case famiglia. Il passo successivo, secondo quanto si è appreso, sarà quello della decadenza della potestà genitoriale.
La decisione è stata presa sulla base di quanto emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Verona, Guido Papalia, con il pm scaligero Elvira Vitulli, e del procuratore capo del Tribunale dei minori, Gustavo Sergio, con il suo sostituto Rossella Salvati.
I minori, sempre secondo quanto si è appreso, hanno tra gli 8 e i 12 anni e si tratta di 5 bambine e di un bambino.

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Maroni non retrocede e convoca i prefetti

Pubblicato da lsmessina su Giugno 30, 2008

ROMA – Nessun passo indietro sulle impronte digitali per i bambini nomadi ed il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha convocato i tre prefetti di Roma, Napoli e Milano – nominati un mese fa commissari all’emergenza – per catechizzarli sulla linea da seguire. Nel mirino il prefetto della Capitale, Carlo Mosca, che nei giorni scorsi si era dissociato dall’indicazione del ministro.
Sulle impronte, ha spiegato Maroni, si sono scatenate polemiche “totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro”. C’é, ha ricordato, “un’emergenza nomadi definita dal precedente governo che noi vogliamo affrontare e risolvere, naturalmente nella salvaguardia di tutte le norme di diritto italiano, europeo e internazionale, ma vogliamo affrontarla e risolverla una volta per tutte. Deve finire – ha ribadito – l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi”. Quanto al metodo, il ministro ha precisato che “noi interveniamo con la Croce Rossa, tutelando i diritti di tutti, ma vogliamo sapere chi c’é, chi abita le nostre città, chi abita le nostre regioni e chi ha diritto di stare e chi non ha diritto di restare”.
Ed ha convocato al Viminale coloro che questa linea la devono applicare concretamente, cioè i tre commissari delegati. A presiedere la riunione Giuseppe Procaccini, il capo di Gabinetto del ministro, che ha ricordato ai prefetti – in particolare a Mosca – che l’ordinanza di nomina affida loro il compito di identificare i nomadi, anche i minori, “attraverso rilevi segnaletici”, come le impronte digitali appunto. Il prefetto di Roma, pochi giorni fa, aveva invece detto che “così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom”. Dichiarazione che, naturalmente, non è piaciuta a Maroni, il quale ha chiesto a Procaccini di convocare i prefetti per stabilire una linea comune tra le tre città, in modo da evitare posizioni discordanti come quella di Mosca.
La riunione è durata circa due ore e Mosca ha avuto modo di spiegare il suo punto di vista. Al termine, il Viminale ha fatto sapere che si è trattato della “prima di una serie di verifiche periodiche, che ha consentito di mettere a punto una completa e condivisa linea tecnica nell’applicazione delle ordinanze”. E’ stato quindi rilevato che il censimento nei campi nomadi “sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze, con l’obiettivo di riconoscere l’identità personale, anche a coloro che non sono in grado di dimostrarla, attraverso il ricorso alle tipologie di rilievo segnaletico necessarie, comprese le impronte digitali”.
E sostegno a Maroni è arrivato dal suo compagno di partito, nonché ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. “Se rilevare le impronte per qualcuno può rappresentare una discriminazione – ha detto – io lancio una proposta: tutti i cittadini italiani si facciano rilevare le impronte”. Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, ha definito l’iniziativa del ministro dell’Interno “sacrosanta. Meraviglia che qualche prefetto non conosca le leggi vigenti in Italia e in Europa, che impongono procedure di identificazione certa soprattutto dei minori privi di documenti e vittime di chi li manda a rubare”. Critiche, invece dall’opposizione. “E’ un segno di barbarie – ha osservato l’europarlamentare del Pd Gianni Pittella – che il governo Berlusconi, a 70 anni dalle leggi razziali, decida che la questione rom si risolve prendendo le impronte digitali ai bambini”.

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Cassazione, legittimo discriminarli se ladri

Pubblicato da lsmessina su Giugno 30, 2008

ROMA – Ha vinto un round importante, in Cassazione, il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, entrato al ‘Palazzaccio’ con una condanna a due mesi di reclusione per “propaganda di idee disciminatorie” e uscito con l’annullamento del verdetto, per nuovo esame, con l’indicazione della Suprema Corte – ai giudici di merito della Corte di Appello veronese – di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sé.
In particolare, la Suprema Corte – nelle motivazioni della sentenza 13234 della Terza sezione penale con le quali lo scorso dicembre ha accolto il ricorso di Tosi – osserva che quando si tratta di “temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini” bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all’odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei “comportamenti criminali” di soggetti di determinati gruppi. Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pm veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva “lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l’amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale”. La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto “no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari”. A carico di Tosi, all’epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: “gli zingari – aveva detto – dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c’erano furti”. Ma “la discriminazione – avverte la Suprema Corte – si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità.
In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”. In proposito i difensori dei leghisti – avanzando una obiezione ritenuta “in larga misura fondata” dagli ‘ermellini’ – avevano sottolineato che il pensiero di Tosi non era razzista in quanto “la contrapposizione tra ladro e non ladro non esprime un’idea di superiorità, ma di semplice differenza di comportamento”.
Ancora per quanto attiene la frase di Tosi, la Suprema Corte aggiunge che “la frase anzidetta non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un’idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri”. E questo, per i supremi giudici, “non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale”. Punibile se “contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero”. “Tuttavia su un tema acceso come quello della sicurezza che crea forti tensioni emotive – conclude la Cassazione – non si può estrapolare una frase poco opportuna per attribuire all’autore idee razziste senza esaminare il contesto e valutare gli elementi a discolpa”. E la Suprema Corte rimprovera alla Corte di Appello di non aver considerato che i leghisti “avevano precisato di non avere avversione verso i Sinti in quanto tali, ma solo nei confronti di quelli che rubavano”. Ora il caso si riapre nell’appello bis.

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