Il blog dei Giovani Camerati

“Nessun fenomeno al mondo può impedire al sole di risorgere”

Archivio per Luglio 2008

Gaffe di Scajola sulla nuova centrale: “Eccola, dopo qualche vita umana”

Pubblicato da lsmessina su Luglio 31, 2008

“Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro”. Questa l’ultima gaffe di Scajola nel corso dell’inaugurazione della centrale a carbone Enel di Civitavecchia. Immediate le reazioni di protesta.
Di fronte alle agghiaccianti e scioccanti parole, rilasciate in occasione dell’inaugurazione della centrale elettrica , dal ministro Scajola non si può che consigliare al ministro, oltre che di fare le sue immediate scuse alle famiglie dei due operai caduti nel cantiere della centrale – e oltre, naturalmente, di cercare di evitare di continuare a collezionare macabre gaffes – di trasferire al più presto la sua abitazione privata molto vicino a una centrale elettrica, nucleare o termonucleare. Lo afferma il segretario del Prc Paolo Ferrero: in questo modo capira, forse – aggiunge – quanti dolori, sacrifici e problemi comporta vivere «sotto il vulcano» o con un vulcano nucleare sotto casa. Magari, così facendo, la prossima volta scenderà in piazza con noi contro il ritorno al nucleare. O, semplicemente, starà zitto.
«Qual è il numero di vite umane sacrificabili per il ministro Scajola per la costruzione di una centrale elettrica, di una strada o di un ponte? ». Lo chiede Antonio Boccuzzi, ex operaio ThyssenKrupp vittima del rogo e oggi deputato del Pd. «Proprio oggi, una giornata nera per il mondo del lavoro in cui si registrano tre nuovi morti, ai cui familiari va tutto il mio cordoglio – afferma Boccuzzi – il ministro dello Sviluppo economico saluta la nuova centrale di Torrevaldaliga Nord, parlando di un successo raggiunto dopo tanti sacrifici e qualche vita umana. La forma in politica è molto importante perché rivela la sostanza: le parole di Scajola sono emblematiche. Infatti, stiamo assistendo sul fronte della sicurezza sul lavoro ad una progressiva riduzione delle norme conquistate con sacrifici e sofferenze dai parte dei lavoratori. Il governo purtroppo è protagonista negativo di questa tragica vicenda».
Ma c’è chi sta dalla parte del ministro. «Scajola è un signore e di certo non voleva offendere nessuno. Strumentalizzare un passaggio del suo intervento a fini politici mi sembra fuori luogo», afferma il segretario della Dca-PdL, Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma. Il Ministero dello Sviluppo Economico smentisce le affermazioni di Orazio Licandro, responsabile Organizzazione del Pdci, secondo cui «per il ministro Scajola una centrale elettrica è più importante di qualche vita umana».
Il Ministero precisa in una nota che «durante il suo intervento all’inaugurazione della centrale Enel di Civitavecchia, questa mattina, il ministro Scajola si è limitato a ricordare i due operai che hanno perso la vita durante i 4 anni di cantiere, come aveva già fatto l’amministratore dell’Enel Fulvio Conti che aveva detto ’sudore, intelligenza, esperienza e, purtroppo, anche dolore hanno costruito questo impiantò citando i nomi delle due vittime. È seguito un grande applauso della platea in un clima di intensa commozione». «Tutto il contrario – conclude la nota – del significato che il signor Licandro cerca strumentalmente di attribuire alle parole del ministro Scajola».

Con queste parole, il ministro Scajola ha dimostrato di fregarsene dei lavoratori!

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STUPRATA A FIRENZE DA SETTE GIOVANI ‘BENE’

Pubblicato da lsmessina su Luglio 31, 2008

Tutti i sette giovani fermati dalla polizia nell’ambito dell’inchiesta sulla violenza sessuale subita da una fiorentina di 22 anni avrebbero abusato della ragazza. E’ quanto hanno spiegato gli investigatori durante una conferenza stampa a Firenze. Gli indagati, è stato spiegato, sono italiani, fra i 20 e i 25 anni, incensurati, molti di loro studenti universitari e di buona famiglia.
In base a quanto ricostruito, la notte fra venerdì e sabato scorsi, la ragazza, 22 anni, fiorentina, e tre sue amiche si sarebbero incontrate alla Fortezza da Basso di Firenze con i sette giovani, due dei quali amici della vittima. Dopo aver trascorso la serata assieme e aver bevuto un po’, fidandosi della conoscenza, la ventiduenne sarebbe rimasta sola con i giovani, che poi avrebbero abusato di lei in un parcheggio vicino alla Fortezza. La ragazza sarebbe stata abbandonata intorno alle 4.30 e, sotto choc e confusa, sarebbe andata all’ospedale, dove i sanitari le hanno riscontrato i segni della violenza.
“Nessuno – hanno spiegato gli investigatori – si è accorto di quanto stava accadendo: il luogo dove sono avvenuti i fatti é appartato”. Dei sette fermi, eseguiti dalla squadra mobile di Firenze la notte scorsa in varie città toscane, uno è stato disposto dal pm che coordina le indagini, Pietro Suchan, e sei d’iniziativa della polizia. “Le attività investigative – ha spiegato il questore di Firenze, Francesco Tagliente – sono tuttora in corso. La vicenda è molto delicata”.
“L’hanno stuprata dopo averla fatta bere tanto e averla ridotta in condizioni tali da non poter reagire”, ha detto l’avvocato Lisa Parrini, che assiste la ragazza. “E’ confusa e spaventata – ha spiegato il legale – sia per quello che le é successo sia per quello che l’aspetta. Ha paura: è giovane e ha vissuto una vicenda più grossa di lei”. “Al momento – ha aggiunto – non risulta che ci siano testimoni. D’altronde, il luogo dove è avvenuto lo stupro non è molto in vista, è poco illuminato e non c’é passaggio di pedoni. E poi era notte fonda”.

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ARABIA, ARRESTATO POLIGAMO CON 6 MOGLI

Pubblicato da lsmessina su Luglio 31, 2008

Un uomo di 56 anni è stato arrestato in Arabia Saudita perché ha sei mogli, due in più di quante ne consente la sharia, la legge islamica. Lo ha scritto oggi il giornale saudita Al-Watan. L’uomo, secondo il giornale, è accusato di avere tre moglie saudite e tre yemenite. Il poligamo in eccesso, un saudita, è stato arrestato nella provincia di Jazan (sud ovest), alla frontiera con lo Yemen. E’ membro della “Commissione per la promozione della virtù e per la prevenzione del vizio” (Mutawa), la polizia religiosa incaricata di far rispettare la sharia. L’uomo pero, scrive il giornale, respinge le accuse e sostiene di aver divorziato da due delle sei mogli. Il governatore del Jazan ha ordinato un’inchiesta.

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C’E’ UN LAGO SU UNA LUNA DI SATURNO

Pubblicato da lsmessina su Luglio 31, 2008

Su Titano, la più grande delle lune di Saturno, c’é un lago di idrocarburi ed è allo stato liquido. Lo ha annunciato la Nasa, precisando che la scoperta deriva da un’osservazione di Titano condotta attraverso la sonda Cassini, la sonda lanciata nello spazio nell’ambito di una missione congiunta americano-europea. La Nasa ha reso noto che il lago osservato “contiene degli idrocarburi liquidi” e che è stata formalmente accertata la presenza di etano, sostanza che sulla terra si trova allo stato gassoso.
A condurre l’analisi dell’osservazione è stato il Jet Propulsion Laboratory, un centro della Nasa situato a Pasadena, in California. La scoperta – precisa l’agenzia spaziale americana – ha fatto di Titano “il solo corpo del nostro sistema solare, a parte la Terra, dove si abbia traccia della presenza sulla superficie di sostanze allo stato liquido”. Prima dell’osservazione di Cassini, gli scienziati ritenevano che Titano “fosse ricoperta di oceani di metano, di etano e di altri idrocarburi leggeri”. Cassini ha rilevato invece la presenza sulla superficie della luna di Saturno di “centinaia di oggetti scuri che sembrano assomigliare a laghi, ma al momento non è possibile stabilire se siano liquidi o semplicemente scuri e solidi” ha precisato la Nasa. Lo stato liquido del lago in questione, invece, è stato provato grazie ad un’osservazione a raggi infrarossi.

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DROGA: GESTIVANO SPACCIO NELLA ‘PALERMO BENE’, 28 ARRESTI

Pubblicato da lsmessina su Luglio 30, 2008

I carabinieri del gruppo di Monreale e della compagnia di Cefalù hanno eseguito 28 ordinanze di custordia cautelare in carcere che riguardano i presunti componenti di una organizzazione che gestiva lo spaccio di cocaina ed hashish nella ‘Palermo bene’. L’operazione, denominata ‘The net’, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, dai sostituti Rita Fulantelli e Amelia Luise.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip Silvana Saguto e agli indagati è stata contestata l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini sono state avviate dai militari della compagnia di Cefalù che hanno individuato tre distinti sodalizi criminali, operanti prevalentemente nei quartieri di Palermo: ‘Capo’, ‘Noce’ e ‘Zisa’, a cui corrispondevano altrettante reti di fornitori e pusher i quali si dividevano in sinergia i mercati dello spaccio. Le persone alle quali veniva venduta la cocaina e l’hashish erano infermieri, impiegati nel settore amministrativo di cliniche e scuole private, architetti, ristoratori, imprenditori edili, commercianti e studenti universitari.
I carabinieri del gruppo di Monreale hanno delineato il ruolo di ciascun indagato in seno all’organizzazione che riforniva di cocaina e hashish la ‘Palermo bene’, e nella quale figurano anche quattro donne. Per gli inquirenti le indagate risultano inserite a pieno titolo nell’attività di spaccio con ruoli e compiti ben definiti: vedette nel quartiere in caso di avvistamento delle forze di polizia, custodi e/o corrieri della droga, ma anche responsabili di una determinata piazza.
Per il blitz sono stati impiegati circa 300 carabinieri del Gruppo di Monreale, unità cinofile e elicotteri, con l’ausilio del Gruppo di Palermo e del Nucleo Radiomobile di Palermo. Il giudice ha anche ordinato il sequestro degli automezzi e dei motocicli utilizzati dagli indagati per trasportare la droga, per un valore di oltre un milione di euro. Durante l’operazione sono stati pure sequestrati complessivamente circa due chili di droga. Gli arrestati, tre dei quali già detenuti, sono stati rinchiusi all’Ucciardone e a Pagliarelli.

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INCIDENTI LAVORO, UN MORTO E UN FERITO NEL CREMONESE

Pubblicato da lsmessina su Luglio 30, 2008

Un operaio è morto e un altro è rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro a Romanengo (Cremona), in un cantiere per la realizzazione degli spogliatoi di un impianto sportivo. Vittima un moldavo di 22 anni. Il ferito, un italiano di 42 anni, residente e Brescello (Reggio Emilia) è stato ricoverato per trauma cranico. Entrambi sono stati schiacciati dal braccio pompante di una betoniera. L’incidente, secondo quanto riferiscono i carabinieri di Romanengo che sono intervenuti subito sul posto, si è verificato durante una colata di calcestruzzo. L’operaio deceduto non è ancora stato identificato. Il ferito è stato ricoverato all’ospedale di Crema.
In mattinata nel cremonese, a Vailate, si era verificato un altro infortunio, durante interventi di ristrutturazione di un ex convento. Ferito un operaio albanese di 21 anni, residente nel bergamasco e dipendente della ditta che svolgeva i lavori. Il giovane si trovava su un ponteggio quando è stato travolto dal crollo di un muro perimetrale. Trasportato con un elisoccorso all’ospedale di Cremona, è stato ricoverato per un politrauma, in prognosi riservata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Vailate.

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ASSALITA DA ZECCHE SU TRAGHETTO: TURISTA PRESENTA ESPOSTO

Pubblicato da lsmessina su Luglio 29, 2008

Ha passato un’altra notte “tra gli incubi” e poi questa mattina è andata alla stazione di Polizia di Olbia, dove ha presentato un esposto raccontando il suo risveglio su una poltrona di prima classe ricoperta dalle zecche.
Cristina Sassudelli pensava di partire per le vacanze e invece è “decisamente più stressata di prima” dopo la brutta avventura che le è capitata su un traghetto della Tirrenia.
La compagnia di navigazione l’ha contattata per presentare le sue scuse, ma non sarà facile per lei dimenticare un’esperienza del genere: “Domenica torno a Bergamo e farò un’altra serie di esami – racconta – Avrei un’altra settimana di vacanza ma ora ho paura e non voglio ripartire con questo incubo”.
A Bergamo il suo avvocato, Sandro Andreotti, aspetta di vedere l’esito degli esami “e poi formalizzaremo una richiesta danni alla Tirrenia. Vediamo quali iniziative intraprendere – spiega il legale – perché oltre all’evidente danno morale, dobbiamo valutare anche il danno fisico. E speriamo non emerga nulla”.

TIRRENIA, NAVE DISINFESTATA E IN SERVIZIO

Dopo aver ricevuto il via libera dalla Sanita’ Marittima di Genova, sta proseguendo il suo servizio tra Olbia e il capoluogo ligure la nave Bithia della Tirrenia, sulla quale una passeggera si e’ svegliata coperta dalle zecche sabato scorso. La Tirrenia ha precisato che la zona di prima classe dove si e’ verificato l’episodio ”e’ stata immediatamente chiusa al pubblico ed e’ stata avviata una disinfestazione locale supplementare che si concludera’ il 31 luglio”. Il traghetto era rimasto fermo dal 5 al 9 luglio per la disinfestazione mensile affidata a una societa’ specializzata del settore che sta quindi ripetendo l’operazione.
”L’evento verificatosi sabato 26 luglio e’ da ritenersi un fatto isolato – prosegue il comunicato della Tirrenia -, probabilmente dovuto allo stazionamento, nell’area riservata ai passeggeri di prima classe, di un cane di piccola taglia, a seguito di un passeggero che non ha correttamente depositato l’animale negli appositi alloggi”. ”Ribadiamo il nostro rammarico per l’accaduto – ha spiegato Lorenzo Muralli, direttore Affari Generali della Tirrenia – ma e’ stato davvero un caso unico e posso garantire che le nostre navi vengono controllate tutti i mesi. Abbiamo subito chiuso ermeticamente la zona, facendo alloggiare in cabina chi era salito a Olbia con il biglietto di prima classe. La signora ha ricevuto tutta l’assistenza necessaria, le zecche c’erano ma non e’ stata punta e speriamo che ora sia tutto a posto”.

ASS. VOGLIO VIVERE, ‘ZECCHE FANTASMA’
“Zecche fantasma” o meglio “zecche di seria A e zecche di serie B”. E’ l’assunto da cui parte Anna Massone, presidente dell’Associazione “Voglio vivere”, per polemizzare sulla disparità di trattamento da parte dei mezzi di informazione per vicende simili. “Una passeggera del traghetto Tirrenia in viaggio da Genova ad Olbia dice di essersi svegliata ricoperta di zecche. Pare ci fosse un nido nella sua poltrona, però delle zecche non ne è rimasta traccia, nemmeno un campione da far analizzare per la presenza di malattie trasmissibili all’uomo – osserva l’Associazione -. Inoltre, la passeggera che dice di essersi svegliata per il prurito, ritrovandosi ricoperta di zecche dalla punta dei capelli alle dita dei piedi, non presenta alcuna traccia di puntura.
Conclusione: le zecche sono assolte per non aver commesso il fatto oppure perché, se anche erano presenti in quella poltrona, non vi è più alcuna prova della loro esistenza a bordo”. “Anche la nostra associazione si è occupata di zecche a bordo di mezzi di trasporto ed in particolare dei treni”,aggiunge Anna Massone, ricordando il caso di una ragazza in viaggio da Napoli a Genova “completamente ricoperta da zecche e visibilmente segnata da centinaia di punture su mani, viso, collo, schiena e gambe”. Incidente denunciato alle autorità e su cui sono in corso indagini, ma di cui “non è nemmeno l’ombra di una notizia a livello nazionale, ma solo locale”. “Che ci siano passeggeri di prima e seconda classe è certo – conclude Massone – ma ora sappiamo che ci sono anche zecche fantasma che fanno notizia e zecche normali di cui nessuno parla”.

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Ancora morti nel Canale di Sicilia

Pubblicato da lsmessina su Luglio 29, 2008

Nel Canale di Sicilia si e’ consumata l’ennesima tragedia dell’immigrazione. Nel naufragio di una ”carretta” del mare sarebbero annegati alcuni extracomunitari ed altri risulterebbero dispersi.
Il naufragio sarebbe avvenuto a circa 150 miglia a Sud est di Lampedusa, in acque libiche. Due motopesca italiani, l’Aries e il Victoria, hanno recuperato rispettivamente 17 e 4 immigrati, mentre almeno sette clandestini sarebbero morti.
Gli equipaggi dei due motopesca hanno confermato via radio di avere visto alcuni cadaveri ma di non esser riusciti a recuperarli.
“Erano in 28, su una imbarcazione di pochi metri che si è rovesciata nel tentativo di avvicinarsi al Victoria. I nostri colleghi hanno subito tratto in salvo 17 immigrati, noi siano riusciti a recuperarne altri quattro. Le vittime, dunque, sarebbero sette”.
A tirare il bilancio dell’ennesima tragedia avvenuta nel canale di Sicilia è Angelo Giacalone, comandante del motopesca mazarese Arias I, raggiunto via radio dall’ANSA. L’Arias I, dopo avere ricevuto via radio l’allarme lanciato dal comandante dell’altro peschereccio mazarese, il Victoria, è subito intervenuto per prestare soccorso ai naufraghi.
“Abbiamo visto anche dei cadaveri galleggiare – spiega il capitano, che ha sette uomini di equipaggio – ma non eravamo attrezzati per riuscire a ripescarli. E poi dovevamo pensare ai superstiti”. Giacalone spiega che sono tutti giovani, tra i 20 e i 25 anni, e che non parlano inglese né francese: “Sono molto provati – dice – ci hanno fatto capire a gesti di avere fame e sete.
Secondo me erano in mare da molto tempo su quello che può definirsi solo un ‘guscio’ in vetroresina”. I due pescherecci stanno adesso facendo rotta verso Lampedusa dove al largo dell’isola, saranno raggiunti da alcune motovedette che imbarcheranno i naufraghi.

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BLITZ ‘NDRANGHETA, COLPO AL CUORE DELLE COSCHE

Pubblicato da lsmessina su Luglio 23, 2008

Un’operazione di portata storica perché decapita i vertici della cosca più importante della ‘ndrangheta, e quindi della criminalita’ organizzata italiana, quella dei Piromalli. I 18 fermi eseguiti dalla Squadra mobile e dai Ros su ordine della Dda reggina segnano un punto di svolta nella lotta alla mafia C’é tutto nell’inchiesta reggina: gli interessi nel porto di Gioia Tauro; la guerra montante tra quelli che una volta erano alleati di ferro; la continua ricerca di contatti col mondo politico per raggiungere i propri obiettivi. Nelle 1.026 pagine del provvedimento firmato dal procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, e dai suoi sostituti Boemi, Di Palma, Pennisi, Prestipino, e Miranda c’é tutta la storia di una consorteria ritenuta, a ragione, la più potente della ‘ndrangheta.
Un potere mafioso frutto di ”oltre cento anni di storia”, come, con orgoglio, dice uno degli stessi boss della cosca, Girolamo Molé, che però non è servito a tenere unite le due anime della famiglia, quella dei Molé e quella dei Piromalli. Questi ultimi, infatti, non hanno esitato a rompere l’antica alleanza, fatta anche di parentele incrociate, pur di mettere le mani su una delle principali aziende per la movimentazione delle merci nel porto e trasformare la propria influenza sul principale scalo container del Mediterraneo diventando partecipi della gestione imprenditoriale. I Piromalli pensavano in grande non solo nel campo degli affari. Per cercare di eliminare il regime carcerario del 41 bis, cui è sottoposto il boss Giuseppe, che dal carcere continuava a gestire gli affari di famiglia tramite il figlio Antonio, reggente della cosca, hanno cercato, ed in alcuni casi, trovato, il contatto col mondo politico.
In questo senso, dalle pagine del provvedimento di fermo emerge il ruolo di Aldo Micciché, un faccendiere originario di Marapoti, un centro poco distante da Gioia Tauro, che in passato (negli anni ‘80) e’ stato dirigente della Democrazia cristiana e da anni si è rifugiato in Venezuela. Molto legato ad Antonio Piromalli, Micciché parla con parlamentari, contatta l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, colloquia con il senatore Marcello Dell’Utri e dà indicazioni ai suoi “delfini” su cosa dire in occasione degli incontri con il parlamentare di Forza Italia, che comunque, ha tenuto a precisare Pignatone, non è indagato, ma é persona informata sui fatti. I Piromalli avevano addirittura pensato di fare ottenere l’immunità al loro capo in libertà, Antonio, titolare di un’azienda che commercializza agrumi con gli Stati Uniti, cercando dal mondo politico una sua nomina in una funzione consolare per conto di un qualsiasi stato estero. E’ il cugino di Piromalli, Gioacchino Arcidiaco, a parlare del progetto a Micciché, anticipandogli le richieste che rivolgerà al “senatore”.
“Abbiamo discusso in famiglia – dice – noi abbiamo solo una richiesta. E’ che su mio cugino gli venga dato un Consolato, dello Stato Russo, Vietnamita, Arabo, Brasiliano non mi interessa”. Il progetto sul 41 bis, tuttavia è fallito. Fallimento, scrivono i pm, dovuto “alla impossibilità dei referenti politici ed istituzionali contattati di affrontare e risolvere la situazione per tutto un insieme di problemi dovuti sia alla paura dei soggetti di muoversi in un terreno così pericoloso, e sia alle difficoltà giudiziarie del Ministro della Giustizia. Neppure ‘il Senatore’ ha possibilità di muoversi in questo campo”.

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Olimpiadi

Pubblicato da lsmessina su Luglio 22, 2008

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