Angelo Falcone è stato reputato colpevole di traffico di stupefacenti e condannato a 10 anni di reclusione. In carcere ha contratto l’epatite ed è ridotto pelle ed ossa. La battaglia del padre.
Un commento secco: «22 agosto. Condanna. È arrivata come un macigno. Dieci anni». Si tratta della frase inserita alle 10.09 di ieri sul suo blog da Giovanni Falcone, il padre di Ang elo, il ragazzo di 27 anni in carcere in India, nella città di Mandi, dal 10 marzo del 2007, con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Un’accusa pesante cui ha dato credito il giudice del tribunale del Paese asiatico condannando alla non lieve detenzione il giovane connazionale ed il suo amico Simone Nobili, con cui era in vacanza nello stato dell’Himachal Pradesh all’epoca dei fatti. Ma ogni addebito è sempre stato respinto da parte dei due ragazzi che hanno proclamato costantemente la loro innocenza. Evidentemente, la magistratura dell’India ha preso per buona solamente la versione della polizia locale, che ha sostenuto di aver sorpreso i due italiani con
18 chilogrammi di hashish nel taxi che li accompagnava all’aeroporto per il loro ritorno in Italia. Meno credito è stato dato alla descrizione dei fatti ribadita dai due connazionali e anche da alcuni testimoni. Connazionali e testi che hanno sostenuto di essere stati perquisiti nella casa dove alloggiavano e che nel corso della perquisizione non fu trovato alcunché. Accompagnati negli uffici di polizia, però, ai due italiani fu fatto firmare un documento in lingua hindi, che loro non conoscevano. Il tutto avvenne senza la presenza di un interprete e di un avvocato. Documento in cui, con loro sorpresa, hanno attestato la versione dei poliziotti.
Non poteva essere diversamente, la notizia della condanna ha fatto subito il giro di Rotondella, dove Giovanni è nato e dove è tornato a vivere dopo il suo pensionamento dall’Arma dei carabinieri. Giovanni, in questi 17 mesi di carcerazione del figlio, è riuscito a far diventare “nazionale” un caso che sarebbe stato dimenticato come quelli degli altri tremila connazionali detenuti all’estero. Non si è dato pace e non si è risparmiato. La voglia di parlare, tuttavia, non è tanta ma questo genitore disperato non ha alcuna intenzione di mollare: «Ho sentito per pochi minuti Angelo. Era abbattuto, eppure con tanta voglia di andare avanti. La cosa grave è che già domani lo trasferiranno in un altro carcere. A Mandi si era abituato ed era conosciuto. Cosa succederà adesso?».
Ancora una breve considerazione. «L’ambasciata mi ha telefonato e mi ha fatto sapere che sarà proposto appello con nuovi avvocati. Io credo ad Angelo e Simone. Ho grande fiducia in loro. Sono innocenti. È stata tutta una montatura a loro carico. Mi sono sentito anche con la mia ex moglie (la madre di Angelo, ndr) che vive a Piacenza. Siamo addolorati. Ma, vogliamo continuare a combattere per nostro figlio. Il fatto è che siamo stati abbandonati prima di tutto dalle istituzioni religiose. Non avevo chiesto nulla. Avevo chiesto solo di pregare per la libertà di Angelo. E le istituzioni statali non si sono mosse a dovere. Occorreva stabilire accordi bilaterali con l’India sulla possibilità di scontare in Italia un’eventuale condanna. Io non mi fermerò. Ringrazio quanto mi sono stati vicini e non mi hanno fatto mai mancare la loro solidarietà».
Angelo si è sempre detto innocente
Una storia che lascia attoniti, almeno così come viene raccontata dai suoi protagonisti. Nel dicembre 2007, Angelo Falcone e Simone Nobili, scrissero una lettera indirizzata ai giornali italiani: «Da nove mesi – facevano notare – siamo prigionieri, accusati di traffico di droga. Siamo incensurati, residenti a Bobbio, in provincia di Piacenza. All’inizio del 2007 siamo andati in India, in vacanza. A Mandi, ospiti di un indiano che ci ha invitato nel suo villaggio. Il 9 marzo la polizia ha fatto irruzione. Non ha trovato niente. Ci hanno portati in caserma: abbiamo chiesto invano di poter contattare l’ambasciata e ci è stato detto che alloggiavamo illegalmente da privati. Con violenza abbiamo firmato una dichiarazione in hindi; il giorno dopo abbiamo capito che da essa risultava che eravamo stati fermati ad un posto di blocco in auto con due indiani e 18 chilogrammi di hashish. Abbiamo chiesto ai poliziotti perché avevano inventato la storia. Ci hanno risposto che non avevano un mandato per perquisire la casa. La polizia ci ha chiesto se pagavamo 10 lack (20mila euro) a qualche agente compiacente o se volevamo dare soldi ai due indiani per addossarsi la colpa. Speriamo che l’Italia non ci dimentichi. Angelo Falcone Simone Nobile».


